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Music is not music
L'evoluzione di un'idea.

Dal 7 Ottobre 2002 questo sito ospita un'etichetta musicale, una net-label. A suo tempo qualcuno azzardò commenti dai toni enfatici, parlò di rivoluzione e avrebbe avuto ragione se non ne avesse confuso i termini. Era facile sbagliare, essere tra i primi al mondo produrre e distribuire gratuitamente interi album originali, per un paese poco incline ai cambiamenti come l'Italia, rappresentava qualcosa di eclatante di cui parlare, o di cui sparlare. Quotidiani, giornali di moda, riviste di costume e, in circostanze purtroppo rare, periodici di musica, vollero sapere come mai artisti di diversa estrazione musicale avessero deciso di svincolare da qualunque implicazione commerciale il destino della propria musica. Un atteggiamento comprensibile il cui frastuono tuttavia fece per nascondere l'aspetto realmente rivoluzionario del progetto: si stava producendo musica di qualità sovvertendo i canoni tradizionali della produzione musicale, utilizzando la passione in luogo del profitto pur mantenendo un approccio sempre professionale e distaccato. Senza esercitare quella professione.

In effetti "sovversione" ci è sempre parso il termine migliore a definire l'atteggiamento che la nostra creatura ha sempre mantenuto e benché si trattasse di una forma a suo modo innocua, non mirata al contrasto ma alla ricerca di nuovi scenari, di nuove modalità di elaborazione della comunicazione e della veicolazione musicale, a molti sembrò una banale provocazione destinata a vita breve. E comunque, ammesso che vi fosse provocazione, aveva funzionato. Se ai nostri giorni la responsabilità del donare gratuitamente il frutto del proprio lavoro passa quasi del tutto inosservata, ci sono progetti ben più noti come MySpace che ne hanno fatto una abitudine acquisita, non può dirsi altrettanto della metodologia e della ricerca di particolari alternative che non appartiene, e probabilmente mai apparterrà, ai prodotti di massa. Anomolo resta pur sempre un esperimento di nicchia e in quanto tale possiede capacità di movimento decisamente più elastiche rispetto a realtà più ingombranti. Se questo sia un vantaggio o no, non ci è dato saperlo, le situazioni si stravolgono in tempi brevissimi e le direzioni cambiano prima che ci si possa accorgere del loro mutamento.

Quindi, che cosa c'è di nuovo nell'Anomolo di oggi? Per certo il focus strategico e una concezione ampliata della direzionalità della musica applicata. Ci siamo chiesti di nuovo quale sarà il destino di quest'arte, quali saranno le vie preferenziali e i confini entro i quali essa potrà muovere i propri passi. Che i supporti fisici tenderanno a sparire o che il P2P finirà col diventare una pratica comunemente accettata, cosa che in parte già si verifica, o che i grandi eventi sostituiranno le grandi vendite, non è difficile da immaginare e in fin dei conti è un problema del tutto marginale ai nostri scopi; ma quale sarà la reazione culturale alla musica scritta , pensata, prodotta e riprodotta sotto la spinta dell'esigenza artistica? Secondo quali termini riuscirà ad assumere ancora un significato e un valore storico nel disorientamento e nella disattenzione contemporanea? Se la distinzione utilitaristica che tende tuttora a separare il concetto di musica da quello di cinema, di teatro, di videoperformance, di letteratura, di pittura (la cui integrazione c'é ma è sempre sbilanciata ora da una parte ora dall'altra a seconda delle indicazioni del mercato) dovesse farsi sempre più flebile, scomparire addirittura, che cosa ci troveremmo ad affrontare?

Quando un regista e un musicista decideranno di comune accordo, di sedersi allo stesso tavolo e progettare un'opera che non sarà ne musicale ne filmica, non sarà suono assecondato alle immagini o sequenze filmate di supporto alla musica, ma qualcosa di profondamente diverso, si dovranno ridiscutere i termini del rapporto tra le discipline artistiche, tra l'arte e l'artista, tra quest'ultimo infine e il suo pubblico. Una musica non più musica e un cinema non più cinema, un testo letterario non più testo letterario o una piece teatrale non più unicamente teatrale, potrebbero essere l'oggetto e il soggetto di un linguaggio meno convenzionale, profondamente coinvolto dentro le dinamiche del fare arte nel nostro tempo e sviluppato su principi di totale interazione. Nulla di nuovo sotto l'aspetto operativo ma diverso su quello intenzionale.

Sarà una mutazione parziale perché ciò non escluderà che un album continui ad essere realizzato solo per ciò che rappresenta, senza altre implicazioni. Tuttavia ci appare come la direzione più ovvia da dare ad una entità che si propone di tracciare percorsi. Proveremo ad evolvere verso orientamenti sperimentali conservando la pratica tradizionale della produzione musicale, vedremo che cosa succede a trasformare l'immagine di una etichetta in opera essa stessa. "Music is not music" si spiega semplicemente così, è più un auspicio che una determinazione intellettuale, più un orientamento che una presa di posizione. Perchè non sappiamo nulla di cosa sarà ma conosciamo bene ciò che è stato.