RE: +
Joe Delirio
30 agosto 2007
Hilly Kristal, gestore del CBGB's a New York. ebbe un gran coraggio nel permettere a gente sconosciuta come patti smith, ramones, television, talking heads etc etc..di avere un palco dove muovere i primi passi e dare vita a tutto quello che venne poi. addio grande Hilly!
01/09/2007 11.56.05Letto 272 volte
RE: +Marco
thR stavolta ha giocato sull'equivoco e non sull'inequivocabilità del destino di tutti noi. è vero che è morto Michael Jackson ma il re degli assaggiotori di birra.
non scherzate sulla morte perché è permalosa!
08/09/2007 14.17.09
RE: +thR
ho comprato il libro di michael jackson sulla birra credo un 25 anni fa e credo che sia stato uno di quelli che ho consultato di più e senz'altro quello che, a parte i libri di grafica e i comics, ho risfogliato di più per tutte quelle belle foto di bottiglie di birra e le schede così precise e dettagliate.
per il resto, ho ovviamente giocato sull'omonimia, così come gli stranglers, ai tempi di "the meninblack", hanno giocato mettendo in copertina tutte quelle svastiche con la punta orientata a sinistra, ossia un riferimento al bene e alla santità secondo la filosoreligione asiatica. per poi rinfacciare ai giornalisti che li accusavano di nazismo la loro (dei giornalisti) ignoranza in tema.
that's all, folks.
08/09/2007 15.14.03
RE: +thR
la morte può esser permalosda quanto vuole ma alla fine, filosoficamente, è perdente.
quando ci sei tu, lei non c'è; quando c'è lei, non ci sarai tu.
proprio come il dottore che ti serve quando vai all'ospedale.
08/09/2007 15.17.18
RE: +Marco
Eh no, il problema nasce proprio quando c'è lei e contemporaneamente ci sei tu. A quel punto è facile prevedere cosa succede. E' che non fai manco in tempo a formulare il pensiero.
08/09/2007 18.16.50
RE: +mnz/mod. ELISIR
La morte è una questione complessa, è un procedimento lungo e difficile, più di quanto si possa immaginare, sul piano metafisico certamente, ma anche da un punto di vista prettamente medico. È come un morbo che si contrae e si porta dentro, sin dall'inizio. Una sorta di peccato originale di tutti gli esseri viventi. Siamo tutti malati di morte, questa si insinua dentro di noi dal momento in cui nasciamo. O forse è il contrario. Kurt Vonnegut, in un suo libro (il Grande Tiratore), parla di uno spiraglio che dalla "nientità" si apre e ci invade di suoni, colori, sapori, odori,... ma che è destinato, necessariamente, a richiudersi, dopo un variabile ma sicuramente finito lasso di tempo. Perché in effetti la nostra vera natura è di "nientità", la vita è soltanto un incidente.
Un esempio chiaro di "morte contratta", ovvero di morte dentro la vita, sono le conseguenze ad un evento traumatico e quel procedimento di morte cellulare noto come Apoptosi. Una volta che si stringe la mano alla triste mietitrice si innesca (o meglio si accelera) questo brutto meccanismo che ci contraddistingue come esseri effimeri e non perpetui.
Esistono infiniti casi in cui il paziente, o più precisamente "il morituro", trapassa nonostante stia decisamente meglio in seguito ad uno shock. Se il cuore si ferma per qualche minuto, ciò che più frequentemente accade, è l'ischemia, ovvero la mancanza di nutrimento ad organi come cuore, reni e, ovviamente, cervello. Ed è proprio quest'ultimo organo, quello del raziocinio, a creare a volte degli intoppi irrimediabili. Se al nostro cervello manca ossigeno per qualche minuto, i neuroni cadranno come mosche in una nuvola di DDT e s'innescherà un processo a catena difficilmente recuperabile. Correrà per tutte le piccole parti del nostro corpo una voce, con un lungo e lento passaparola, che sancirà la fine dei giochi, che il lavoro è concluso, che si chiude bottega, che finalmente si parte in ferie, che è stato firmato un armistizio, che si ritorna a non-essere. Immaginate la città più grande del mondo, illuminata di notte. Dalla centrale elettrica all'improvviso non parte più corrente. In una lenta ondata d'oscurità, piano piano, palazzo dopo palazzo, via dopo via, il buio conquisterà tutta la metropoli.
Nel frattempo però un defibrillatore o un massaggio cardiaco potrebbero aver rimesso in moto il nostro cuore, ma quella voce interiore, quell'onda di blackout, quella soffiata di morte sulle candeline della torta dell'esistenza, questa Apoptosi, sarà ormai innescata. Potremmo star meglio, il giorno dopo e quello dopo ancora, ma ormai dentro staremo morendo, come un frutto colto dall'albero, che rimane buono e dolce per qualche tempo, ma che marcirà, inevitabilmente, prima o poi.
Andate un po' a convincere qualche milione di miliardo di piccoli, microscopici lavoratori cellulari che le ferie sono state rimandate, una volta che si è sparsa la voce. I loro sindacati sono insindacabili, anche se non sempre. L'apoptosi generalizzata è soltanto un procedimento e come tale non è inarrestabile. Se il trauma non è stato troppo forte, se a seguito del blackout torna repentinamente corrente, si riesce ad innescare un procedimento opposto di falso allarme. Una delle tecniche principali per limitare i danni conseguenti alla morte cellulare programmata è quella dell'ipotermia, al fine di rallentare tutto il meccanismo di suicidio cellulare post-evento traumatico. In questo caso si limitano i danni lasciando decisamente più tempo a tutti i nostri piccoli schiavi cellulari per realizzare che, una volta ritornato l'ossigeno a nutrire le cellule, si era trattato soltanto di un piccolo blackout, di un falso allarme. Che insomma la morte può attendere, almeno ancora per un po'.
09/09/2007 10.08.53










