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Above the tree: l'arte totale del frammento



Alcune volte, poche a dire il vero, ci si trova a vivere particolari situazioni che non si è in grado di controllare. Può trattarsi di un impulso improvviso di gioia, di una fitta di dolore, di uno sconvolgimento passionale, di un trip allucinogeno: comunque la si metta è sempre qualcosa che sfugge alla nostra capacità di controllo e non c'è molto da fare. Quando certe scosse arrivano "per colpa della musica" (come dice il mio amico Luca), si è sopraffatti da uno stupore simile a quello dei bambini che hanno appena scartato il regalo di Natale, da quel senso di eccitazione dovuto un pò all'ingenuità, un pò alla curiosità verso ciò che di nuovo e sconosciuto ci si accinge ad esplorare.
Può ancora accadere tutto ciò? A detta di molti no, la buona musica è ormai un cimelio del passato perché quasi nessuno ha più il fegato di investire denaro in progetti di qualità sapendo già in partenza che non gli torneranno indietro. L'economia dell'arroganza e della competizione brutale ha succhiato tutto ciò che poteva anche alle attività creative e ora paga il prezzo della sconfitta per aver confuso imprudentemente la vendita di musica con quella delle saponette. Dunque tutto finito, morto, rinsecchito. E' lo scenario che ci viene raccontato ormai da diverso tempo ma non è quello corretto.

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Anche noi nella nostra ristretta visuale credevamo non sarebbero bastati anni affinché il nostro lavoro di donatori gratuiti di sangue potesse essere riconosciuto, e così facendo non ci siamo resi conto che tale processo era invece iniziato e che le sorti della musica ci erano già state consegnate in tutto il loro peso (dico noi intendendo tutti quelli che si stanno muovendo più o meno nella nostra stessa direzione). Di lì a scoprire un mondo in movimento ci è voluto poco, guardavamo soltanto dalla parte sbagliata.
Morale della favola, in questa epoca di ritorno ai sistemi medioevali di divulgazione della musica, lasciate stare internet e vi accorgerete che i musicisti di oggi non hanno altra alternativa se non quella di portare la propria arte nelle "piazze" come si faceva ai tempi dei cantastorie, quella che ha collassato è solo la parte più appariscente e superficiale della produzione musicale, quella che ha sempre goduto del privilegio delle prime pagine dei giornali e dei passaggi alla tv nazionale, quella destinata unicamente a garantire grandi profitti.  Ora che i margini di rendita non ci sono più, le dichiarazioni ufficiali decretano la fatale fine della cultura del suono lasciando ai supermercati il compito disgustoso di intrattenere i consumatori con le hit di Sanremo. In parte è un bene perché la musica commerciale (intendo quell'immondizia destinata alle grandi masse) è giusto che stia là, dove si fa commercio, dove si spendono soldi senza alcuna cognizione di causa. Dall'altro lato lo scenario è completamente diverso, ci sono realtà individuali e collettive che pur soffrendo questa crisi di identità e di mezzi, in parte causata proprio da internet, ne approfittano per rivedere le proprie strategie e portare la ricerca su un piano diverso, quello dell'arte senza compromessi. Ed eccoci ad Above the tree punto focale di tutto il discorso. "Blue revenge" è stata una folgorazione nonché la prova determinante che le cose si stanno muovendo proprio nella direzione appena descritta. Riconoscere e pubblicare un album di questo spessore (date per favore la giusta collocazione a questa parola solo dopo averlo ascoltato), detto in tutta franchezza, ha il sapore della rivincita e il colore della vittoria. Come a dire "non diamo retta alle cazzate che ci stanno raccontando perché c'è del nuovo ed è buono, davvero buono". La ricerca di questo artista coincide esattamente con l'indirizzo che Anomolo ha deciso di dare alle proprie future produzioni, fondato su una concezione diversa della sperimentazione artistica. Questo lavoro suona come deve suonare, sporco, ruvido, provvisorio, frammentario e sa descrivere perfettamente la contemporaneità, in tutte le sue sfaccettature. La bravura dell'artista sta nell'aver sapientemente trasformato l'arte del frammento in consapevolezza, quindi in arte totale. Per noi è un felice punto fermo intorno a ciò che stiamo cercando. Il resto dovrete dirlo voi, se vi va, commentando questa news qui di seguito.


Marco Fagotti
Pubblicazione ufficiale 3 Marzo 2008.



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Scritto in data 29/02/2008 da Marco

Jep  

Grande album ragazzi. Complimenti vivissimi.

04/03/2008 11.55.53