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HOW TO FIND TRUE LOVE AND HAPPINESS IN THE PRESENT DAY - DECEMBER09

MARCO MENGONI (vincitore di "x factor" 2009)
è fidanzato?
"boh".
per chi tifa?
"roma".
ha un mito?
"david bowie".
intervista di francesco velluzzi, la gazzetta dello sport, 4 dicembre 2009

BEPPE SARONNI
saronni, come sta il ciclismo italiano?
"tutti ci copiano. siamo ancora al vertice per l'attività, i talenti e l'organizzazione. poi però ci portano via i migliori corridori. ma il futuro ce l'abbiamo in casa. la nostra, la mia".
intervista di marco pastonesi, la gazzetta dello sport, 4 dicembre 2009

GIANNA NANNINI
l'ha fatto anche oggi (suonare 'la patetica' di beethoven appena sveglia, ndthR)?
"oggi no, mi sono svegliata alle 6 e mezzo. però suonarla al piano è un bisogno mentale, lo farò più tardi".
ma in viaggio come fa?
"in certi casi, come in georgia, non è stato difficile. ogni casa terremotata, o buttata giù dalle bombe, ha il suo pianoforte. un paio di volte ho sentito per le strade di tbilisi qualcuno suonare, ho bussato alla porta, mi hanno fatto entrare con la gentilezza che contraddistingue i georgiani, e ho eseguito il mio beethoven. faccio i viaggi che mi 'chiamano', per stare a contatto con altri popoli, non si vive di solo tour, dischi e promozione. ho incontrato gente meravigliosa salendo sulle montagne caucasiche, tanti ragazzi ucraini, estoni, russi e con loro ho passato poi diversi giorni a tbilisi. quando viaggio non porto la macchina fotografica, sono i miei occhi a scattare foto e le orecchie a registrare suoni".
che cosa pensa della parziale invasione delle truppe russe in georgia?
"in georgia è successo quello che ci aspettavamo. non c'è nessuna novità nell'inizio di una nuova guerra. gli interessi dei potenti e di chi sta dietro di loro sono sempre gli stessi: distruggere per ricostruire, dividere per prevaricare, affari. quando vado in certi luoghi, è anche per sapere la verità direttamente dalle persone che ci abitano, e la verità è che nessuno dei ragazzi incontrati ha velleità patriottiche fino a uccidere o a morire. la domanda la girerei volentieri ai capi di governo che usano ragazzi giovanissimi da inviare in queste missioni, anche cosiddette di pace, mentre loro se ne stanno nei beauty center fino al giorno prima che scoppi la guerra (ma pure durante, ndthR)".
musicalmente che cosa impara dai suoi numerosi viaggi?
"ogni viaggio porta sonorità diverse. per esempio, in gennaio sono stata a minsk, in bielorussia per l'installazione che ho realizzato con michelangelo pistoletto, 'il terzo paradiso-mama': si tratta di una combinazione di suoni vocalici e forma dove la mia session, articolata sulla parola 'mama', ha provocato l'improvvisazione di gruppi e musicisti locali con strumenti della tradizione musicale bielorussa. è stata una forte emozione. e tutto questo lascia tracce di grande ispirazione anche sulle canzoni che scrivo, vedi il risultato in 'gianna best', che è nata dopo la presentazione di quest'opera nel museo d'arte moderna di mosca".
gianna nannini va sempre all'est.
"non sempre ma in questo momento mi affascina creativamente. l'europa per certi versi è finita. oppure non è successo quello che mi aspettavo io quando ho scritto 'ragazzo dell'europa'. ho una certa frequentazione di oriente. a istanbul, per esempio, si può ancora improvvisare versi con artisti di strada e a me è successo quando tornavo dalla georgia. ho incontrato una delle più popolari band turche, i babazula, che per una coincidenza incredibile hanno collaborato coi miei stessi musicisti tedeschi. questo per me è un viaggio".
(lei e fabri fibra) cantate che 'l'italia è il paese delle mezze verità'.
"qualcuno può negarlo? le cose vere nessuno ce le dirà mai, bisogna scoprirle con i propri occhi".
ma non aveva dichiarato di essere in un periodo di ottimismo?
"è una canzone che serve a far riflettere. per fortuna ora c'è internet che contribuisce a far capire, visto che i giornali non lo fanno".
questa è davvero la sua ultima intervista ai giornali?
"voglio parlare direttamente col mio pubblico, quindi sì a interviste televisive dove mi si vede mentre parlo, no alle interviste con la carta stampata che trasfigurano quello che dico con un linguaggio non mio. quello che ho da dire comunque l'ho messo e lo contnuo a mettere in musica e parole, senza filtri e finzioni".
intervista di paolo giordano, panorama # 34 (2207), 21 agosto 2008
 
DAVID BOWIE
sei nello show biz da quasi quarant’anni: i migliori amici che hai trovato nell’ambiente?
“oh, tanti: joey ramone, patti smith, pete townshend, lou reed, billy corgan. ah, e naturalmente john lennon, il tipo più divertente che abbia mai incontrato”.
per finire, l’occhio: vogliamo dire una volta per tutte la verità su questa storia?
“è stato un pugno. ero a scuola, avevo quindici anni: stavo sfottendo un mio compagno perché la sera prima ero uscito con una ragazza che a lui piaceva molto ma che gli aveva detto sempre di no. credo di avere esagerato nei particolari, devo essere stato davvero insopportabile: così lui s’è scagliato verso di me e prima che potessi rendermene conto mi ha sferrato questo cazzotto nell’occhio. ho capito subito che era successo qualcosa di grave, per molti giorni ho pensato seriamente che avrei perso la vista. in realtà il colpo ha danneggiato soltanto i piccoli muscoli che controllano l’apertura dell’iride. ecco perché il mio sguardo sembra così strano: la mia pupilla è fissa. ma ci vedo benissimo”.
e quel ragazzo? lo hai più incontrato?
“è tuttora uno dei miei migliori amici! e la cosa buffa, casomai, è che di quella ragazza che involontariamente ha provocato tutto non ricordo nemmeno il nome...”
intervista di fabrizio massignani, rock star # 10, ottobre 2002

ANTON CORBIJN
"per fortuna, ho capito in tempo che dietro ai tamburi ero un disastro. così mi sono procurato una macchina fotografica e una telecamera. non sono diventato una rockstar ma vivo tra le rockstar. le fotografo, ne dirigo i videoclip. alcune celebrità mi amano alla follia, altre non mi sopportano. e sa perché? perché il mio motto è: 'werk, werk, werk!' (lavoro, lavoro, lavoro, in olandese, ndr). un approccio che irrita molto le star viziate".
"appurato che come batterista non sarei andato lontano, mi ero messo a fotografare concerti. l'ho fatto in olanda per sette anni. poi, nel 1978, mi sono trasferito a londra dove vivevano tutte le band di cui mi ero follemente innamorato. in pochi mesi sono diventato il fotografo di 'new musical express', la rivista rock più quotata d'inghilterra. ecco come ho conosciuto ian curtis dei joy division a cui ho dedicato il mio primo film, 'control'. avevo un debito nei confronti di ian. senza la sua musica non avrei mai avuto il coraggio di emanciparmi da mio padre, un rigido pastore protestante, ideologicamente contrario a qualsiasi forma di intrattenimento. curtis era un genio assoluto che però non è riuscito a sopportare il peso di vivere. ricordo come se fosse oggi il primo servizio fotografico con lui sulla banchina della metropolitana a londra. era tutto incredibilmente grigio, la situazione ideale per fare grandi scatti in bianco e nero. ian era impacciatissimo e io pure. ci siamo rivolti la parola solo alla fine del lavoro. chissà in che rapporto saremmo oggi se non se ne fosse andato troppo presto".
"bono si è presentato così: 'piacere sono il cantante della band e il tuo compito è farmi sembrare magro, alto e intelligente'. e io: 'sono contento che tu voglia assomigliarmi'".
"(kurt cobain) era un ragazzo eccezionale con una sensibilità fuori dal comune. ha superato la diffidenza nei miei confronti solo quando ha realizzato che volevo fotografarlo così com'era senza forzare la sua natura e la sua immagine. parlava piano e con grandi sforzi: i dolori allo stomaco per le ulcere dovevano essere insopportabili".
"preferisco avere dei musicisti (anziché attori o altri generi di star) davanti all'obiettivo perché tendono a essere se stessi. gli attori cercano sempre di calarsi in una parte, è una deformazione professionale. a me, invece, piacciono i soggetti che davanti alla hasselblad (l'inseparabile macchina fotografica, ndr) si mostrano timidi, deboli e vulnerabili. in questo senso bono e michael stipe dei r.e.m. sono assolutamente eccezionali. se fossero tutti come loro il mio lavoro sarebbe una passeggiata".
un'ultima curiosità: possibile che l'uomo simbolo degli u2 non sia irritato dal condividere il fotografo e regista di fiducia con il rivale stipe?
"le rispondo come se fossi bono: 'ogni tanto anton immortala i r.e.m., qualche volta si concede ai depeche mode. insieme fanno un ottimo lavoro, poi si salutano e lui torna da me'".
intervista di gianni poglio, panorama # 34 (2207), 21 agosto 2008
 
RON HOWARD
gli usa sono figli della mente di nixon?
"in qualche modo sì. è con nixon che nascono la paranoia e il clima di paura che ancora dividono il paese. nacque dal suo impeachment la rabbia dei repubblicani nei confronti dei media portata alle estreme conseguenze da sarah palin. quando ha detto di non fidarsi dei giornalisti, rifiutando l'esame dei media in un eccesso di semplificazione, secondo me la gente ha cominciato a non fidarsi più di lei (da qualche parte succede, allora! ndthR). e quando john mccain l'ha difesa, la sensazione è stata che il candidato repubblicano non fosse più guidato dal proprio raziocinio, ma da un'ideologia che non gli apparteneva. secondo me, molti non hanno votato per lui anche per questo".
lei ha appena finito di girare 'angeli e demoni', tratto dal romanzo di dan brown: si aspetta altre critiche dalla chiesa?
"probabilmente sì, ma non per il contenuto del libro, un thriller che a differenza de 'il codice da vinci' non mette in discussione alcun dogma. è l'atteggiamento della chiesa che è ancora molto ostile".
parla del divieto di accesso al vaticano?
"quello era scontato, ma nel corso delle riprese a roma abbiamo avuto problemi anche a girare all'esterno di certe chiese. in vaticano il rancore verso di noi è ancora forte e volutamente ostentato. sono rimasto sorpreso".
si considera progressista?
"no, sono un moderato, e prima di questa elezione non avevo mai preso posizione. stavolta intervenire è stato una sorta di imperativo morale. ne ho parlato con i protagonisti dei miei primi telefilm e ne sono nati i video poi in circolazione sul web: tre bianchi come me, andy griffith (dell''andy griffith show', in cui howard apparve da bambino, ndr) e henry winkler (il fonzie di 'happy days') a favore di obama… non è stato facile, perché non mi piace guardare al passato. ma in quei telefilm c'era un ottimismo che mi sembra sia mancato negli ultimi otto anni".
con obama torneranno gli 'happy days'?
"quell'unità, quel senso di giustizia, in realtà non sono mai esistiti, sono solo un sogno della tv. ma sono certo che il clima negli stati uniti cambierà. si è visto già la notte delle elezioni, non solo nel discorso di obama, ma anche nella grazia e nella forza con cui mccain ha ammesso la sua sconfitta. è stata una grande serata, era dai tempi della missione apollo sulla luna che non sentivo emozioni così forti".
intervista di marco de martino, panorama # 48 (2221), 27 novembre 2008
 
BIANCA LEILANI "COCO" CASADY / COCOROSIE
"la nostra è una favola. a tinte buie, ma pur sempre una favola".
"dico quello che penso, faccio solo quello che mi va e non mi vergogno di avere ignorato mia sorella per dieci anni".
"da quel momento (da quando sierra è stata rinchiusa in un collegio dal padre per tenerne a freno le pulsioni ribelli, ndthR) siamo diventate due estranee. eravamo due adolescenti in stato confusionale. mia madre, un'insegnante steineriana con velleità da pittrice e da ballerina di flamenco, non ha mai avuto la stessa residenza per più di cinque mesi. cambiavamo casa due volte all'anno. papà, invece, era immerso in deliri da sciamano. passava mesi nelle riserve degli indiani d'america e si faceva continuamente di peyote, funghi allucinogeni che, secondo lui, spalancano le porte della percezione e della conoscenza. ricordo, intorno ai 7 anni, di aver passato un pomeriggio in mezzo a un gruppo di adulti strafatti. avevano gli occhi a fessura, le mani tremanti e ridevano istericamente per battute che capivano solo loro".
"dopo il divorzio da mia madre, papà ha avuto altri 14 figli da tre donne diverse. si sente un missionario della gravidanza, un collezionista di figli. non l'ho mai capito e continuo a non capirlo. ma se a lui va bene così…".
"(con sierra rose/rosie) è andata com'è andata: dopo 10 anni di silenzio, nel 2003 mi sono presentata nel suo appartamento di parigi, a montmartre. sierra si era trasferita in francia per studiare al conservatorio e diventare soprano. forse, per non affrontare argomenti scomodi, ci siamo messe a fantasticare e a comporre frammenti di canzoni. poi ci siamo chiuse per due giorni in bagno, la stanza più intima della casa, e abbiamo registrato quello che è diventato il primo cd delle cocorosie".
"mi viene da sorridere quando penso che migliaia di persone acquistano i nostri cd. il bello è che noi non siamo musiciste nel senso classico della parola. anzi, io di musica ne ascolto pochissima, perché sono innamorata del silenzio. per me questo lavoro è solo ed esclusivamente un modo come un altro per tenere un piede nel grande circo dello spettacolo. o forse per avere una vita scombinata, senza regole. su questo punto io e sierra siamo molto distanti. lei non ha le mie tentazioni anarchiche. è una da servizio militare, da sergente di ferro. le piace essere sottomessa all'autorità. vuole imparare soffrendo".
"le ultime notti che abbiamo trascorso insieme a 13 anni, prima della separazione, sono state visionarie. dormivamo sotto i ponti dell'autostrada e ci facevamo trascinare in rave party selvaggi in mezzo al deserto. il mio look era sensazionale: stivali di pelle fino alla coscia, maglietta nera corta con un disegno manga sul petto e pantaloncini attillatissimi. la scuola? non ho mai finito il liceo e non mi sono pentita".
"io sono una workaholic, adoro lavorare. quando chiudo la serata con gli amici, mi metto a disegnare vestiti, una passione notturna che mi accompagna da sempre. progetto abiti e look che vanno oltre i sessi, da indossare alla cerimonia di insediamento del presidente come a una festa di musicisti alternativi a brooklyn. il mio è puro vandalismo creativo. non penso mai a un vestito da indossare per un'occasione speciale, ma a una stratificazione di capi che, messi tutti insieme, costruiscono un'immagine transgender. tutto questo deve però rispondere alla più fondamentale delle regole: 'indossa solo quello che senti dal profondo del cuore, vèstiti con i capi che ti fanno star male, che ti fanno sprofondare nel più cupo disagio'. e sa perché? andare in giro con qualcosa che non vorresti mai avere indosso significa temprare il carattere, diventare più forti e immuni alle critiche. uso lo stesso criterio per le parole delle canzoni. scrivo solo testi con termini che non sopporto".
vista l'attitudine vagamente masochistica, ecco allora svelato perché bianca, icona fashion di molte riviste patinate francesi, adora farsi immortalare con un paio di baffi neri disegnati sopra le labbra.
"no, si sbaglia. i baffi non fanno parte dell'allenamento per rafforzare il carattere. io li trovo molto sexy e romantici. un tocco di ambiguità che rende la seduzione più interessante. senza l'estro, l'amore è noia. e io non voglio annoiarmi. mai".
intervista di gianni poglio, panorama # 48 (2221), 27 novembre 2008
 
JOAN AS POLICEWOMAN
come mai hai chiamato quest'album 'to survive'? sopravvivere a cosa?
"è il nome di una delle canzoni dell'album. mia madre è scomparsa recentemente e, nonostante abbia perso altre persone nella mia vita, perdere mia madre mi ha fatto veramente pensare a cosa significa essere vivi e quanto sia importante vivere la vita rispettosamente e amorevolmente, in ogni situazione. sopravvivere è più che semplicemente esistere, è anche lasciarsi dietro di sé quante meno schegge e quanto più amore e sensibilità è possibile".
ho letto tantissimi articoli sul tuo conto dove, nonostante il tuo successo e i tuoi due album all'attivo, ti continuavano a definire come 'l'ultima fidanzata di' (jeff buckley, ndr). è una cosa che ti dà fastidio?
"'infastidirmi' non è il termine adatto. è un fatto, e ognuno ha il diritto di riportarlo. credo semplicemente che il modo in cui spesso gli esseri umani tendono a sensazionalizzare la morte sia umiliante e irrispettoso. spesso mi auguro che la mia musica venga presa in considerazione e discussa prima di citare qualche dettaglio della mia vita personale. credo che per molti sia molto difficile anche solo immaginare quanto sia stato bello per me aver incontrato jeff e averlo conosciuto così profondamente. ma credo che le persone muoiano quando per loro arriva il momento di morire. la morte non è altro che una parte della vita, e spesso, tramite la morte, riusciamo a capire moltissimo riguardo la bellezza della vita. la parola 'tragedia' è qualcosa che credo sia meglio lasciare a shakespeare".
hai affermato di sentirti parte di una 'nuova generazione di cantautrici che hanno il fegato di essere emotivamente dirette'. chi altro includeresti in questo 'gruppo'?
"emily haines, chan marshall, indigo, diane cluck, katell kaenig, martha wainwright".
cosa pensi della vittoria elettorale di obama?
"sono fuori di me per la gioia. per quanto mi riguarda, è come se ci fosse da festeggiare il primo compleanno del mondo intero. il giorno delle elezioni ho riso istericamente e pianto e sorriso allo stesso tempo, commentando l'evento con i ragazzi della mia band. mi sentivo in paradiso. la speranza ha vinto!".
intervista di francesco raiola, freakout # 45, ottobre/dicembre 2008
 
SHARON STONE
che musica ascolta?
“ricordo la mia prima illuminazione musicale. ero in un centro commerciale con mio fratello. da un negozio di dischi usciva una musica divina. entrai e chiesi cos’era. così comprai il mio primo disco, 'innervision' di stevie wonder (album del 1973, per cui sharon stone aveva 15 anni, ndthR). la cosa migliore che abbia mai ascoltato. così è nata la mia passione per il soul, il rhythm’n’blues e il gospel. nessun’altra musica riesce a toccarmi l’anima così profondamente”.
da il resto del carlino, 7 marzo 2003
 
DAN BROWN
invita i giovani a studiare anche fisica, matematica, ingegneria (fa riferimento alla risposta precedente, ndthR). non a fare gli scrittori?
"io incoraggio tutti: scrivete, scrivete, il successo arriverà. io continuo ad alzarmi sempre alle 4 del mattino, tutti i giorni della settimana, per lavorare 6, 7 ore, a riempire pagine. ne salvo una, contro 10 che ne finiscono nel cestino".
intervista di anna mangiarotti, il resto del carlino, 9 dicembre 2009

CATERINA CASELLI
la nostra musica è davvero così in crisi?
"sta soffrendo da anni, e i dati sono impietosi: nel 2000 il valore del nostro mercato era intorno ai 600 milioni di euro. nel 2008 siamo scesi sotto i 200, il 70% in meno. non è tutta colpa di internet: da noi gli album falsi rappresentano il 30% del mercato legale, un record superato solo dalla cina. e le vendite di musica online, che dovrebbero sostituire quelle del cd 'fisico', non compensano di certo queste perdite".
per questo motivo, come nelle ultime settimane, molti escono con album di cover.
"le difficoltà non stimolano l'innovazione ma inducono a tenere lontano il rischio: così si ripropongono cose note che il pubblico ha già apprezzato".
e i talent show? ci crede?
"in tutto il mondo lanciano artisti che vanno a occupare le prime posizioni delle classifiche, quindi sarebbe sbagliato trattarli con sufficienza. però, si rischia di affollare la scena musicale di 'interpreti' e basta: se si dimenticano gli autori, si finisce con il fare solo cover".
intervista di carlo angioni, la gazzetta dello sport, 9 dicembre 2009
 
CATERINA VERTOVA
lei si diverte con lo shopping?
"come una pazza. ma se non scatta l'empatia con il commesso o con la commessa me ne vado".
alcuni ricorrono a internet perché non hanno tempo.
"basta con queste falsità. facciamo tutti finta di essere oberati di lavoro ma non è vero. è capitato anche a me: mi alzavo alle 5 di mattina, andavo sul set, poi a teatro per le prove. il ritmo frenetico diventa un'ossessione. se smetti, crolli. perdi di vista le cose fondamentali della vita. io ho smesso. ho rinunciato a più soldi, a più successo, ma chi se ne importa. preferisco uscire a fare shopping. e non intendo quello sulla quinta avenue, ma anche solo comprare il giornale in edicola invece di farselo portare a casa".
neanche un'eccezione in favore di internet?
"una sola. se serve a risparmiare. allora sì (anche se non trovi quel che cerchi in nessun altro posto, direi. ndthR). il risparmio di tempo è un'assurdità ma quello di denaro lo capisco. anche perché spesso, diciamo la verità, nei negozi ci lasciamo fregare".
come 'commessa' (il riferimento è alla serie tv 'commesse' dove l'attrice ha recitato, ndthR) vuole aggiungere qualcosa?
"vorrei solo ricordare che gli acquisti via internet portano via un sacco di posti di lavoro. ricordiamoci anche di questo".
intervista di piero degli antoni, il resto del carlino, 26 novembre 2009

FIORELLA MANNOIA
ce l'ha un segreto?
"mi considero una via di mezzo tra la cantante e l'attrice, non mi distraggo mai dal testo. ogni sera mentre canto vedo per davvero sally che mi cammina davanti con i suoi dubbi e le sue speranze. ogni parola ha un peso e va pronunciata senza farle perdere un grammo della sua entità. quando a fine concerto uno spettatore viene a ringraziarmi per aver scoperto grazie a me un testo a cui non aveva riservato fino a quel momento la giusta attenzione vuol dire che ho fatto centro".
qualche tempo fa lei ha indirizzato al presidente della camera gianfranco fini una lettera aperta esortandolo ad andare avanti sulla sua strada per costruire pure in italia una destra democratica.

"l'ho fatto per la rivista 'ambasciata teatrale', il mensile del teatro del sale di firenze, perché mi sono accorta che da qualche tempo fini dice cose che tutti vorremmo sentire in bocca ad un uomo di stato, anche se di credo politico diverso dal nostro".
già ma proprio per questo l'ex leader di an è attaccato anche da destra.
"se feltri scrive che fini dice cose di sinistra, vuol proprio dire che nella disputa politica il buonsenso sta a sinistra".
a proposito, come vede in questo momento la sinistra?
"penso che tutti gli attuali dirigenti, nessuno escluso, dovrebbero fare come veltroni; trovare il coraggio di andarsene per dare modo ai giovani di ricostruire il partito e recuperare la fiducia del paese. in giro è pieno di ragazzi in gamba che meriterebbero una chance politica; e parlo soprattutto di quei ragazzi impegnati socialmente in organizzazioni come 'libera' di don ciotti, che amministra i beni sottratti dallo stato alla mafia, che lottano ogni giorno per costruire una società migliore".
nel disco (una raccolta di cover intitolata 'ho imparato a sognare', ndthR) cantando 'e penso a te' ed 'una giornata uggiosa' incrocia per la prima volta il monolite lucio battisti.
"in un modo o nell'altro gli dobbiamo tutti qualcosa, perché con le sue canzoni battisti ha cambiato la nostra cultura e il nostro modo d'intendere la musica. ecco perché mi sono sempre avvicinata a lui con gran pudore, temendo di non saper fare di meglio".
partecipando ad 'x factor' e duettando con noemi ha contribuito pure lei allo sdoganamento del talent show. convinta?
"credo che i talent, anche se a volte hanno un meccanismo spietato, rappresentino una buona opportunità per i ragazzi (e pure grosse opportunità di lavoro per psicologi e psicanalisti, tra qualche anno, ndthR). molti rimangono scottati, è vero, ma sempre meglio una noemi o una giusy ferreri di niente. l'unica necessità è quella di non coltivare grandi aspettative, ma prendere quel che viene. anche perché oggi, con la crisi che c'è, la discografia ti spreme finché può e poi si guarda attorno in cerca d'altro; mastica e sputa, diceva de andré".
intervista di andrea spinelli, il resto del carlino, 26 novembre 2009
 
PIERPAOLO CAPOVILLA / IL TEATRO DEGLI ORRORI
"mia madre prima di sposarsi era una suora, mio padre voleva farsi prete. diciamo che ho ricevuto e anche subìto un'educazione cattolica, ma di sicuro la mia voglia di giustizia sociale proviene dalla mia formazione cristiana. oggi sono laico, non credo in dio, come lui non crede in me. resta il fatto che alcune istanze, anche nostre, sono già tutte nella religione".
"in giro c'è voglia di contenuti, di non farsi rintronare dal monopolio dell'informazione che ci attanaglia. il nostro è rock ostico, non puntiamo a compiacere il pubblico, ma a prenderlo a sberle per provocare una reazione. la musica deve produrre conoscenza".
intervista di carlo moretti, la repubblica, 9 dicembre 2009

DIABLO CODY
sceneggiatura (del film 'jennifer's body', ndthR) impercettibile, rispetto al tema: tutt'altro che diabolica.
"devo fare un appunto al film. non prende corpo il messaggio, molto radicale e femminile, che avrei voluto trasmettere: cioè, come veniamo sfruttate e consumate nella società d'oggi. siamo corpi. e basta".
ma nel film jennifer mangia i maschi assoggettati, sedotti.
"il regista di 'juno', jason reitman, ha detto che il mio film precedente parla di desiderio d'amore, mentre 'jennifer's body' parla del mio desiderio di vendetta".
cinematograficamente resta nella adolescenza?
"continua a essere l'età più interessante. è il periodo in cui le emozioni sono vissute in modo intenso. il sentimento è surriscaldato, ha il calore della passione. i teen ager si mettono a nudo, nelle loro convinzioni, persino nel loro credo".
intervista di mario serenellini, la repubblica, 9 dicembre 2009

UMBERTO ORSINI
"(…) luchino (visconti) sapeva fare teatro in modo magistrale ma con gli attori non stava lì troppo a menarla. da attore il mio riferimento è stato enrico maria salerno".
salerno?
"l'unico che ho copiato, l'unico in cui mi sarei volentieri reincarnato. era moderno. si è spento quando ha voluto fare il regista di se stesso, ed erano solo robacce. eravamo i fidanzati delle kessler. finiti i loro show, si andava al ristorante e lui mi spiegava come si recitava. i karamazov della tv li ha creati lui. a cena mi diceva cosa dovevo fare. e il giorno dopo io andavo da sandro bolchi, adorabile acchiappone, uno che si circondava di attori bravi: gli proponevo le soluzioni di salerno. risultato: un capolavoro tv come se ne sono visti pochi".
parassiti, direbbe il ministro brunetta…
"le esternazioni sciocche di alcuni uomini di questo governo non le discuto. in tutto il mondo l'arte e il teatro sono irrinunciabili. se lo stato non intervenisse ci sarebbe solo teatro commerciale ma se vuoi trasmettere qualcosa alle nuove generazioni non puoi fare sempre 'due sull'altalena'".
intervista di anna bandettini, la repubblica, 9 dicembre 2009

SILVIA BALLESTRA
racconti la provincia, eppure da questa sei scappata presto, prima bologna poi milano.
“la provincia continua a costituire una grande fonte di personaggi e situazioni, la città molto meno. e poi io ho sempre lavorato attorno a un’età, giovinezza-adolescenza, che si sono alimentate in provincia. ecco perché ce n’è di più”.
in un racconto dici: “quando decidi di andare a vivere da sola in una grande città, può essere l’anima (…) a correre il rischio di cambiare”. cosa è cambiato in te?
“in me? certo vedi un po’ più di mondo, oltre ad avere accesso a libri, film, concerti, persone che sono interessate alle stesse cose che interessano te (mentre in provincia la frustrazione scorre a fiumi). poi dipende dal soggetto: si può essere persone migliori restando in provincia e non crescere d’un centimetro trasferendosi in città”.
sei ritenuta un’esperta di gergo giovanile, ma nei racconti non ci sono sms, e-mail né blog.
“no, basta gergo giovanile! non vedo un giovane da quindici anni! quanto ai famosi ‘nuovi linguaggi’ non mi sembra riescano a produrre nulla che riguardi la letteratura. anzi, la letteratura è il posto adatto per recuperare la parola e disfarsi di comunicazioni troppo veloci”.
intervista di stefania olivieri, ar arte di leggere #7/8 luglio/agosto 2003

NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE
può esserci attinenza tra la vostra musica, o comunque tra la musica etnica e il rap, mondi anche cronologicamente così distanti tra loro?
“se tu ascolti un nostro pezzo senza tamburo, solo voce, è in pratica un rap. un rap diciamo ‘contadino’, della campagna; in città è diventata un’espressione di musica più metropolitana. per noi il rap si potrebbe definire una ‘tammurriata urbana’. c’è comunque il filo che lega la musica etnica al rap”.
intervista di fernando fratarcangeli, raro! # 89, maggio 1998
 
ANTONELLA RUGGIERO
quali sono state le tue vere influenze?
“i dischi della tamla motown, l’etichetta nera di detroit. poi i beatles, i genesis e i police. il punk vero di bauhaus e tuxedomoon. la musica di eno e fripp, i tangerine dream”.
dove vivi con la tua famiglia?
“nel parco del curone, brianza lecchese. in collina, a 30 minuti da milano. con roberto (colombo, produttore e musicista, ndthR) e nostro figlio gabriele di 12 anni. lui mi fa tenerezza: dice di amare il punk ma a me sembra molto più zuccheroso e meno inquietante di quello che ascoltavamo noi”.
intervista di marco mangiarotti, il resto del carlino, 23 febbraio 2003
 
SIGOURNEY WEAVER
lei (…) è il simbolo cinematografico delle eroine d'azione, lo sa?
"già, ed è ironico perché non credo proprio che un'eroina femminista fosse nei programmi dei produttori del primo 'alien'. credo si sia deciso che doveva essere la ragazza a sopravvivere perché nessuno, allora, se lo aspettava. un ottimo colpo di scena, tutto qui. la svolta femminista, se vogliamo chiamarla così, è arrivata dopo, con 'aliens - scontro finale' e cameron. jim adora le donne forti, il suo cinema ne è pieno".
dopo 'avatar' sarà la spogliarellista gypsy rose lee in un film di cui è anche produttrice?
"qualche spogliarello ci sarà, anche se i suoi erano totali. sarà divertente, a sessant'anni".
intervista di arianna finos, la repubblica, 11 dicembre 2009

ALTAN
dai sogni dei bambini si può imparare qualcosa?
"dai bambini s'impara sempre qualcosa, basta vederli, osservarli. quando vado nelle scuole m'incanto a guardarli, c'è sempre un modo di fare che mi stupisce. i sogni poi sono segnali, messaggi che mandano, ed è bene starli a sentire".
ogni bambino (che ha partecipato a un progetto basato sui sogni dei piccoli e raccolto in kidzdream.org, ndthR) ha anche fatto un disegno del suo sogno…
"c'è un momento prima della crescita che i disegni dei bambini sono interessanti, poi quando i bambini crescono fanno dsegni più ripetitivi, più imitativi, ma finché sono piccoli hanno una spontaneità che raramente si ripresenta".
chiedeva ai suoi figli quando erano piccoli cosa avessero sognato?
"lo facevo poco, per riservatezza, a meno che non me li raccontassero spontaneamente, preferivamo intrecciare storie, raccontarle, disegnarle".
e la pimpa, la cagnolina a pois rossi, è nata così?
"sì, è nata dai racconti fatti con mia figlia quando era piccolina, l'ho creata per lei, poi la pimpa non ci ha più lasciato. adesso mi capita di fare le stesse cose con la mia nipotina che ha tre anni".
ha creato un personaggio anche per lei?
"sì, una paperina (olivia paperina, personaggio per bambini che ha come compagno d'avventure il ranocchio carletto, ndthR)".
i bambini sono cambiati?
"quelli più piccoli sotto i sette anni non molto. quelli più grandi sì, li trovo diversi, hanno tante informazioni che prima non avevano".
prenderà spunto per le sue storie dai sogni dei bambini?
"prendo sempre spunti dai bambini, a volte si trasferiscono nei disegni, capita anche quando non ne ho una coscienza precisa".
intervista di marina cavallieri, la repubblica, 11 dicembre 2009

RENZO ARBORE (su lucio battisti)
"(…) in quelle loro cose c'era la sincerità della vita. pezzi che nascevano direttamente dalla biografia dei loro autori. o dei loro amici. pietruccio montalbetti dei dik dik si separava dalla moglie? ed ecco lucio e giulio (rapetti, aka mogol, ndthR) scrivere 'vendo casa".
e quella carrellata di personaggi femminili: linda era una ballerina inglese che aveva avuto una storia con mogol. la fedifraga francesca...
"francesca, per fortuna loro, era la ragazza di un conoscente. anna, invece, era la moglie del direttore della ricordi, alberto durante. uno che non disdegnava il fascino muliebre. poi tornava all'ovile: da qui l'urlo di 'voglio anna'".
in una di quelle serate (a casa di durante, che era dirimpettaio di arbore, ndthR) battisti restò a bocca aperta quando vide per la prima volta laura antonelli.
"laura era di una bellezza folgorante. era stata fidanzata con marenco, poi si erano lasciati senza drammi. lucio ci telefonava: 'ma quando me la fate rivedere?'. e noi perfidi, per farlo soffrire: 'si è innamorata di un altro'. non era vero, ovviamente. tra loro non ci fu nulla'.
perché battisti scelse l'autoreclusione?
"era un perfezionista, non sopportava che sul suo conto si dicessero cose inesatte. era riservato, non amava il gossip: viveva per la musica. e per la sua famiglia".
un tizio lo fece esplodere dicendogli: 'tu non sei impegnato, canti l'amore' (accadde a 'speciale per voi', sorta di talk show/processo con il pubblico, composto da soli giovani, che spesso instaurava veri processi agli artisti; il programma fu creato e condotto da arbore stesso, ndthR) .
"e lucio replicò: 'tranquillo, io sono disi-tutto'. poi cantò con una furia straordinaria, e tutto live, mica in playback. quelli dibattevano sul 'messaggio', e lui alla fine sbottò: 'con le vostre chiacchiere non ci ho capito niente. ma vi chiedo, le mie canzoni vi emozionano o no?'".
il punto era quello.
"quella era la sua vera rivoluzione. l'avevo capito sin dai tempi di 'bandiera gialla', quando lui faceva l'autore per i dik dik e l'equipe 84 e non se la sentiva di cantare. credeva di avere la voce più roca e stonata di quella di mogol. 'sei pazzo', gli dicevo, e lo convinsi".
per fortuna.
"ci eravamo accorti che questo ragazzo aveva un talento straordinario. l'aveva scoperto una discografica francese, christine leroux, e l'aveva incoraggiato roby matano, il leader dei campioni. matano aveva collaborato con tony dallara, ma credeva ciecamente nel suo giovane chitarrista battisti".
qual era il suo genio?
"la versatilità nel saper lavorare su accordi e su arrangiamenti mai pensati prima, creando le fondamenta per nuove melodie e armonie. prima di lui ci si ispirava, per la 'canzonetta', al melodramma italiano, o al jazz vocale rivisitato alla quartetto cetra, o al rock celentaniano. nell'aria restavano suggestioni orchestrali, come quelle di kramer, trovajoli, umiliani, luttazzi. intanto arrivava l'onda beat dall'america e dall'inghilterra. dissero che '29 settembre' era psichedelica. ci facemmo su un convegno, a milano".
lucio fu il secondo padre fondatore del pop italiano moderno, dopo modugno.
"mimmo rimescolava il folk siciliano con l'energia degli urlatori, battisti preparò il terreno per la generazione dei cantautori. a partire da baglioni, e fino a vasco, nessuno ha potuto più prescindere dalla sua lezione. nessuno ha più proposto novità così radicali".
quale canzone la colpì maggiormente, negli anni ruggenti di battisti?
"imposi in tv e radio 'acqua azzurra acqua chiara', che trovavo di dirompente originalità. dovevo sacrificare un po' l'altro lato del 45 giri, 'dieci ragazze'. ma poi anche mogol mi diede atto di aver visto giusto. e poi io, a 'per voi giovani' trasmettevo tutte le sue canzoni, a rotazione. avevo l'imbarazzo della scelta".
tra i due autori si era creata un'alchimia irripetibile.
"e resa ancor più sorprendente dal fatto che lucio scriveva prima tutte le musiche di un album, e solo dopo giulio elaborava i testi, contrariamente a quel che si fa di solito".
perché lucio non sfondò mai sul mercato americano?
"la sua pronuncia dell'inglese era molto lontana da quel che pretendevano. latina e pulita, per nulla yankee: e quelli ti respingono".
quando lo vide per l'ultima volta?
"lo intravidi in un aeroporto, ma lui non si accorse di me. non avrei mai creduto che quello fosse un commiato. era giovane. c'era ancora molto da vivere, tanti altri aerei da prendere. e canzoni da regalarci".
intervista di stefano mannucci, il tempo, via dagospia, 8 settembre 2008

CIRO FERRARA
ha visto le immagini dell'uomo ammazzato al rione sanità, coi passanti che scavalcano il corpo sul marciapiede?
"sì, purtroppo. oltre al gesto in sé, fa paura l'assuefazione. credo che tutti dobbiamo impegnarci per ridare un'educazione alla legalità. insieme con cannavaro ho dato il mio nome a una fondazione che lavora a scampia e in altre zone disagiate e si occupa di bambini poveri. non è una scuola di calcio. ne è responsabile mio fratello vincenzo. si lavora d'intesa con altre associazioni, sul territorio. abbiamo ristrutturato stanze di ospedali pediatrici, dato un'ambulanza al federico II, creato una ludoteca intitolata ad annalisa durante, uccisa nel corso di una sparatoria a forcella".
lo sente ancora, maradona?
"mi ha chiamato quand'ero da poco allenatore della juve per darmi scherzosamente del catenacciaro. quando ha beccato sei gol dalla bolivia gli ho detto che forse un po' di catenaccio gli sarebbe servito".
intervista di gianni mura, la repubblica, 11 novembre 2009

ROBERTO VECCHIONI
"(quello con samarcanda è) un rapporto mentale perché non ci sono mai stato. per me è una città invisibile, alla calvino, o meglio un'idea salgariana: lui, si sa, non è mai andato da nessuna parte, immaginava. e poi per me quella canzone ha un significato che ai più è sfuggito: una metafora della morte del mio papà. è stato malato di cancro, poi stava meglio, ci ha illuso, e quando pensavamo che ce l'avesse fatta è morto di colpo, una beffa. a me interessava una città che fosse immaginifica, un incrocio di destini e di culture e, fatto per nulla secondario, che avesse un nome così meravigliosamente cantabile".
ma possibile che in seguito non le sia venuta la curiosità di andare a vedere come era davvero?
"sì, tante volte, ma è difficile, è lontano, ci sono sempre tanti impegni. in compenso in pellegrinaggio ci sono stati quasi tutti i miei figli, tre su quattro, e mi hanno riportato foto, filmati, quindi in un certo senso è come se ci fossi stato".
e che idea si è fatto?
"una città fuori schema, ferma nel tempo, non diversa da come l'abbiamo descritta io e i primi carovanieri: ci sono due o tre motivi di bellezza, un grandissimo e godibile casino, una piacevole confusione. una stella del deserto, una las vegas in oriente, dove non si gioca con le monete ma con la fantasia, un gioco d'azzardo con la mente e con la vita".
intervista di gino castaldo, la repubblica, 11 novembre 2009

RYUICHI SAKAMOTO
con questo disco ('playing the piano', ndthR) e con il tour lei ritorna al pianoforte. quanto è importante, e perché, questo strumento per lei?
"ho iniziato a suonare il piano quando avevo tre anni, non so suonare altri strumenti così bene. la maggior parte dei pezzi che ho scritto erano originariamente per il pianoforte, anche quelli che sono diventati sinfonie".
in concerto usa due pianoforti…
"sì, perché alcuni brani hanno arrangiamenti piuttosto complessi. uno dei due strumenti è connesso a un sistema midi quindi sarà suonato da un computer (l'ho visto dal vivo e vedere i tasti del secondo piano abbassarsi da soli, be', fa un certo effetto… ndthR). ci sono brani per i quali avrei addirittura bisogno di otto pianoforti…".
quanto contano l'elettronica e la tecnologia?
"il pianoforte rimane centrale, però la tecnologia è fondamentale per la cultura. si evolve lo studio, si evolve il computer. credo che il computer sia sempre più importante per la creazione di nuovi suoni".
intervista di federico capitoni, la repubblica 3 novembre 2009

THE BASTARD SONS OF DIONISO
differenze tra i bastard sons of dioniso del 2008 e quelli del 2009: due. la popolarità, di cui non sanno che farsene. e una fiat 1400 amaranto del 1973 che jacopo si è comprato su ebay e con la quale sprinta strombazzando allegro sui tornanti della valsugana. stop.
"beh, volendo c'è anche una vicina che protestava perché facevamo chiasso suonando e ora dice che ci vorrebbe come figli".
"noi questo siamo e questo vogliamo essere (meno facili di quanto siano apparsi a 'x factor', ndthR), a ogni costo. queste canzoni siamo noi, chi ci vuol conoscere le ascolti. certo, ci piacerebbe avere successo, non facciamo parte dei duri e puri che schifano il solo pensiero di diventare famosi, categoria piuttosto folta nella musica indipendente. ma vogliamo averlo continuando a essere noi stessi. se no pace, ci siamo divertiti e continueremo a farlo, tornando a suonare nei locali della zona".
"ci rassicura aprire gli occhi la mattina e vedere queste montagne, il verde, la gente che parla il nostro dialetto, le nostre fidanzate, i genitori. in tanti ci dicono che dovremmo andare a vivere a milano, prima o poi. e rispondiamo che piuttosto partiamo ogni mattina alle 5 da qui".
intervista di luigi bolognini, la repubblica, 19 ottobre 2009

NELLY FURTADO
dopo tre dischi in inglese come mai ha deciso di pubblicarne uno in spagnolo ('mi plan', del settembre 2009, ndthR) proprio in questo momento della sua carriera?
"perché era il momento giusto. per arrivarci ho impiegato molto tempo, è stato un processo lungo. sono cresciuta in canada, ma a casa mia si è parlato sempre e solo portoghese e quando a quattordici anni al liceo ho imparato lo spagnolo l'ho sentito subito più vicino alle mie radici, alla mia sensibilità (e poi c'è il mercato dell'america latina che frutta ancora parecchio, ndthR)".
che legame ha mantenuto con l'eredità musicale del portogallo?
"molto forte. a casa mia si ascoltava solo amàlia rodrigues, sono cresciuta con la sua voce che, ancora oggi, esercita un'influenza fortissima su di me, anche se magari non si sente nella musica che faccio. amàlia è parte dell'identità portoghese, muove delle emozioni difficilmente descrivibili".
due anni fa cantò anche in italiano sul palco del festival di sanremo con gli zero assoluto.
"sì, fu un bel momento, e loro due persone molto carine. non li ho più rivisti da allora, ma 'mi plan' è stato fortemente influenzato da alcune voci del vostro paese come eros ramazzotti, tiziano ferro, laura pausini e carmen consoli. di lei mi piace molto il modo unico che ha di unire aggressività a femminilità, una cosa rara".
intervista di andrea morandi, la repubblica, 3 novembre 2009

MICHAEL BUBLE'
sei cresciuto con la musica dei classici… ma in camera che poster avevi? sinatra?
"guns n' roses, michael jackson, ac/dc, brian adams… come tutti gli adolescenti, insomma… ora l'unico poster che ho in camera è laura pausini. le mando un bacio tutte le sere prima di addormentarmi (hahaha, seguro, ndthR)"
che altri artisti italiani ti piacciono?
"jovanotti. e fiorello. lo trovo bravissimo. geniale. è simpatico e ha una bellissima voce. ho conosciuto anche la sua famiglia, sua moglie. sono tutti gentilissimi".
beatles o rolling stones?
"beatles, assolutamente i beatles".
l'ultimo libro letto?
"accidenti… ne leggo tanti… non mi ricordo… 'il codice da vinci'?".
bionda o mora?
"tutt'e due".
sport preferito?
"hockey".
la paura più grande?
"troppo successo… e un fallimento troppo grande".
il giocattolo preferito da bambino?
"i transformers! erano dei robot, che si montavano e smontavano diventando mille guerrieri diversi…".
la canzone migliore come sottofondo per l'amore? una delle tue?
"nooo… marvin gaye".
il brano dell'artista statunitense che bublé accenna per noi, in verità non lo conosciamo (ma sarà stato 'sexual healing'… ndthR). ma sul fatto che sia perfetto, siamo pronte a credergli sulla parola (perché non hai mai provato con i deutsch amerikanische freundschaft. ma questa sarebbe un'altra storia, ndthR). soprattutto per il modo in cui lo canta.
intervista di francesca sancin, 50 & più, # 10 (anno XXIX), ottobre 2007

GIANNI MINA'
minà, molti sarebbero entrati in depressione trovandosi all'età della pensione senza lavoro. il suo modo di fare giornalismo, dalle vette boliviane agli sperduti villaggi del chiapas, seguendo i sentieri dei guerriglieri e degli indios, è stato senza dubbio usurante. eppure oggi, editore e documentarista, continua a portare avanti progetti, come questa 'storia della boxe'. quest'anno compirà settant'anni. dove trova tante energie?
"forse nella necessità di provvedere a due figlie piccole: francesca oggi undicenne e paola di nove anni. l'altra, mariana, ne ha trentatré e vive in messico. forse la voglia di continuare per altre vie a fare quel giornalismo libero dai condizionamenti, basato sui fatti, sul rigoroso controllo delle fonti informative e degli avvenimenti, a cui la scuola di maurizio barendson, sergio zavoli, antonio ghirelli mi aveva formato. un giornalismo indipendente dai partiti, da quell'allineamento a cui oggi anche grandi testate sembrano adeguarsi. a rendermi inviso tanto alla destra quanto alla sinistra credo sia stata proprio la mia abitudine a essere 'fuori dal coro'. il voler raccontare realtà drammatiche. quelle ingiustizie perpetrate verso i più indifesi, le molte verità supportate da dati e indagini di persona, scomode per tanti. l'essere insomma 'politicamente scorretto', proprio come il titolo del mio recente libro (sperling & kupfer editori) che riunisce dieci anni di articoli. me forse le dovrei ringraziare".
dice sul serio?
"certo. questi veti mi hanno spinto a trovare nuove vie per comunicare, visto come perfino le collaborazioni giornalistiche anche di lunga data si erano dissolte. per fortuna anni di esperienze costituivano un bagaglio di cui molti erano a conoscenza. a cominciare da un editore intelligente, tiziano barbieri. mi propose di realizzare per la sperling & kupfer la collana 'continente desaparecido' che pubblica saggi latinoamericani per far conoscere voci altrimenti inascoltate come quella di edoardo galeano e gli inediti di che guevara. in seguito è arrivata la rivista 'latinoamerica' che i creatori, enzo santarelli e bruna gobbi, ormai avanti negli anni, non volevano scomparisse. ho cominciato a occuparmene sostenuto dall'aiuto costante di mia moglie loredana macchietti. gli articoli pubblicati, molti presenti nel libro, sono occasione per far conoscere avvenimenti di cui i media non parlano".
poi c'è l'attività di documentarista che quest'anno le è valsa una rassegna al festival del cinema di berlino seguita da un premio prestigioso, la berlinale kamera, concesso in precedenza a registi come francis ford coppola e sydney pollack. il più noto 'in viaggio con che guevara', premiato un po' ovunque da montreal a belgrado, al nastro d'argento in italia, è stato traccia per la realizzazione del film 'i diari della motocicletta', diretto da walter salles, prodotto da robert redford e presentato nel 2004 al festival di cannes, di cui lei è stato direttore artistico. come sono nati quelli che kosslick, direttore della berlinale, ha definito 'documenti del tempo'?
"tutto materiale riunito in decine di viaggi in sud america, di interviste e incontri. confesso che a berlino percorrere il tappeto rosso assieme a mia moglie sotto i flash dei fotografi è stata, dopo tante esclusioni, una grande emozione. il documentario 'in viaggio con che guevara', come il film, racconta il viaggio del giovane ernesto guevara su 'la poderosa', la motocicletta con cui attraversò tutto il sub continente americano con l'amico alberto granado che, diventato biologo, raggiunse a cuba il comandante che. con granado, ormai ottantenne, ho ripercorso l'itinerario che li mise in contatto con le ingiustizie e le libertà negate alla maggioranza silenziosa dei più poveri. proprio come oggi. come ricorda il documentario-intervista in chiapas (messico) nella selva lacandona all'imprendibile subcomandante marcos. l'intellettuale bianco che all'inizio degli anni ottanta ha scelto di diventare portavoce dei capi maya nella lotta dei dieci milioni di indios maya privati dei diritti più elementari nella loro terra dalla forza dei pochi che detengono il potere, dai terratenientes (i proprietari terrieri) e dall'economia triturante delle multinazionali. quella stessa definita da giovanni paolo II 'mercato selvaggio' e che non sopporta il loro micromercato. quelle cooperative agricole ispirate ancora alla millenaria civiltà maya. inaccettabile sfida alla logica del profitto in un paese, il chiapas, dove esiste il maggior giacimento di petrolio di tutto il centroamerica, oltre a giacimenti di uranio. ricordo anche l'intervista a rigoberta menchù, premio nobel per la pace nel 1992 ma accusata d'oltraggio alla patria e costantemente minacciata per aver denunciato i delitti commessi dallo stato contro centinaia di migliaia di guatemaltechi. intimidazioni che in america latina prendono di mira anche la chiesa rappresentata da tanti vescovi vicini alla gente. cito per tutti l'assassinio del vescovo juan gerardi, sempre in guatemala. eliminato dopo che le sue testimonianze sulle centinaia di cimiteri clandestini di ipotetici dissidenti si erano unite al rapporto onu 'memoria del silenzio'. una testimonianza dettagliata sul genocidio e la tortura perpetrati impunemente dagli apparati militari, in particolare contro le popolazioni indigene locali e passato sotto silenzio".
(…) continuerà nella sua 'etica del resistente'?
"lo ritengo un dovere per un cronista. le cose stanno cambiando in positivo in america latina. uomini e donne in tutto il mondo si sono ribellati alla trama che conformismo e cinismo hanno intessuto attorno a loro e hanno deciso un giorno di dire: 'adesso basta'. continuerò a ricordare come la giornalista ilaria alpi, uccisa in un attentato in somalia nel 1994 assieme al suo operatore miran hrovatin, avesse scoperto un losco traffico di armi e smaltimento di rifiuti tossici messo in piedi con il dittatore siad barre dall'improbabile cooperazione italiana. tacere è, in questo come in altri casi, davvero delittuoso, soprattutto per un cronista".
intervista di giuseppina fratarcangeli, 50 & più # 3 (anno XXX), marzo 2008

WHITE STRIPES
non è forse vero che la fama corrompe, anche se potrebbe sembrare più comodo credere il contrario?
“saremo sempre gli stessi, il successo non cambierà noi o il modo in cui facciamo le cose. saremo sempre parte della scena di detroit. c’è un certo fermento a detroit da un paio d’anni, anche prima che ci formassimo. la gente sembra finalmente capire, il che è positivo. siamo stati fortunati e non possiamo lamentarci vista tutta l’attenzione che stiamo avendo”.
avete preso il nome da un tipo di caramella americana, mentre la vostra musica è agrodolce; siamo al cospetto di qualcosa di inusuale nel rock americano - l’ironia?
“nulla è semplice nella vita, non c’è solo tragedia o commedia ma vi sono molte sfumature nel mezzo e noi ci occupiamo di quelle. non è tanto importante il nome che dai alle cose quanto come esse vengano percepite dal pubblico”.
intervista di scott sterling-wilder (traduzione di enrico ramunni), rockerilla # 256, dicembre 2001

JIMI HENDRIX
si devono distruggere le cose prima di raggiungere un mondo migliore?
“naturalmente, devi distruggere i ghetti. devi distruggere quelli. fisicamente”.
e che mi dici delle barriere mentali?
“forse possiamo spaventare solo metà delle persone con il buon senso. prendi il cancro e le sigarette in tv - non diciamo sì e non diciamo no, diciamo solo la verità. tu inganni sempre la tua mente con la tv, guardando qualche triste programma - davvero ti metti a fantasticare! - e poi dici, ‘mi farò uno spinello’. ma il problema sussiste. quando finisce lo sballo il problema è ancora lì, la strada è lì”.
è stato più facile per te in europa?
“tutti hanno dei problemi. in europa le persone comunicano di più tra loro. c’è più comunicativa, e tutto non è distorto. anche solo nel salutare c’è più calore. io vivo ovunque, ad ogni modo, e proprio per questo nessun posto è realmente casa mia”.
intervista rilasciata a circus, marzo 1969

CLAUDIO GENTILE
in italia però, salvo qualche eccezione, non nascono più i grandi difensori tipo gentile. perché?
"perché hanno svalutato il ruolo del difensore. oggi non ci sono più istruttori in grado di insegnare a marcare l'uomo. da notare che questo accade nel paese che, per tradizione, ha sempre espresso i migliori difensori del mondo (e il 'miglior' catenaccio, anche, ndthR)".
c'è un attaccante che, se giocasse adesso, non vorrebbe mai marcare?
"gilardino. perché è un animale da gol in grado di bruciarti sempre sul tempo, uno che vede la porta come pochi".
il miglior calciatore in assoluto?
"de rossi. centrocampista alla tardelli, sa fare tutto. corre, gioca bene la palla, lotta, difende, si inserisce, sa fare anche gol. uno che io conosco bene perché nella mia under, in due anni, ha vinto un europeo e una medaglia olimpica ad atene".
intervista di mario d'ascoli, il resto del carlino, 17 novembre 2009

EVA RICCOBONO
come si riesce a definire in musica una collezione di moda?
"le dirò una cosa che non ho mai detto a nessuno: soffro di sinestesia, una specie di deformazione percettiva che ho a livello uditivo e visivo. le faccio un esempio: se squilla il telefono io vedo un lampo giallo. una musica io non la sento solamente: la vedo. e questo ha influito molto nel mio lavoro, nell'abbinare, che so, i colori di una collezione a una musica".
perché è rientrata in italia?
"perché sono italiana e mi piace stare qui. a new york non mi trovavo. è una città stimolante, ma senz'anima (perché invece, qui… ndthR). quando vivevo lì lavoravo molto di più in italia, mi chiamavano perché facevo internazionale. credo che l'abitare a parigi sia stato uno degli elementi che hanno fatto la fortuna della bellucci e della bruni. l'italia è un paese di esterofili e su questo bisogna farci conto. poi mi sono innamorata di matteo (l'ex-dj matteo ceccarini, ndthR) e mi sento più per la famiglia che per il lavoro".
il mondo delle modelle, tutto invidie e pettegolezzi?
"no, non solo invidie, c'è anche gruppo. le russe, le brasiliane, per esempio, sono molto unite. quando ho cominciato erano gli ultimi anni belli di questo mondo, costellati di modelle strafamose, di grande carisma, praticamente delle dive. ci si divertiva molto nel backstage: era come essere a scuola al momento della ricreazione. c'era, sì, magari della sana invidia ma più che altro era una sorta di controllo per vedere cosa faceva l'altra. l'anno scorso quando ho fatto le ultime sfilate tutto era molto più triste e gelido. meglio il calore della musica, non trova?".
intervista di claudio castellacci, a # 38, 24 settembre 2009

NICK HORNBY
hornby ha scritto la sceneggiatura di 'an education', film in arrivo a gennaio (diretto da lone scherfig e prodotto dalla moglie amanda posey) che nel regno unito è stato definito uno dei migliori film dell'anno. ispirato alla biografia di lynn barber, l'intervistatrice più smart e rompiscatole sulla piazza, è la storia di un'audacissima e brillante sedicenne (carey mulligan) che un giorno piovoso del '62, all'uscita di scuola, sale sulla bristol 405 di un untuoso e carismatico sconosciuto molto più grande di lei. un errore fatale che le darà l''educazione' del titolo.
perché ha scelto quel memoir?

"è doloroso ma allo stesso tempo divertente, con al centro un personaggio memorabile sull'orlo di una crisi: dal punto di vista narrativo è ottimo. in più parla dell'adolescenza, quando per la prima volta scopriamo una cultura diversa da quella familiare, un periodo caotico ed entusiasmante. infine evoca bene il tempo: sono i primi 60, di lì a poco scoppierà il '68, ma tutto è depresso come nel 1945".
'an education' parla di un errore con conseguenze devastanti. è successo anche a lei?
"mi è difficile pensare alla vita in questi termini. ho sempre fatto quello che volevo fare, non mi è mai sembrato di avere scelta. avrei dovuto girare a sinistra invece che a destra? ma io ho sempre voluto girare a sinistra, esattamente come il personaggio di jenny salirà sulla macchina e farà quello che deve fare con david".
diventando adulta.
"lynn scrive che dopo non si è mai più fidata di nessuno e questo spiega in parte perché sia diventata un'intervistatrice molto acuta, a volte devastante. non posso immaginarla diversa".
com'è stato adattare per lo schermo?
"devi sentirti parte di un gruppo. non puoi scrivere qualcosa e dire 'è così, prendere o lasciare'. perché se il regista non può filmare ciò che hai scritto o l'attore non riesce a dire quelle battute, devi cambiarle, se non vuoi rimanere con un pezzo di carta inutile in mano. per fortuna volevamo fare tutti lo stesso film. non è così quando invece di una casa di produzione indipendente ci sono grandi major e un sacco di soldi di mezzo".
e con il personaggio di lynn barber?
"quando lynn è diventata il personaggio jenny è stato molto più facile. ho potuto inventare amiche, discorsi, situazioni. non poteva più dire: veramente mio padre non era così. è stata molto utile per capire la mentalità di quel periodo, l'ultimo in cui il regno unito ha guardato al continente, e alla francia in particolare, come a un modello culturale. la francia era la nouvelle vague, camus e juliette greco. qualche anno più tardi, con i beatles e i rolling stones, ci saremmo girati dall'altra parte e quella conversazione l'avremmo avuta con gli stati uniti. così lynn mi diceva 'per favore non metterci il pop americano perché non l'ascoltavamo, era una cosa da bambini'. il fatto è che anche lei era una bambina, ma non avrebbe mai ascoltato elvis presley per paura di non sembrare abbastanza sofisticata".
come ha trovato la voce di jenny?
"è un mix di ex alunne e mia sorella a quell'età. carey mulligan ha fatto il resto. all'inizio ero scettico, pensavo che una ventiduenne non potesse interpretarla, anzi ero preoccupato che rovinasse il film: jenny c'è in ogni fotogramma. è stata eccezionale".
è una voce diversa dal memoir?
"sì. in un'autobiografia hai il vantaggio di guardare alla tua vita con il senno di poi. usi il tuo vecchio io, quello saggio, che conosce già la storia, per commentare l'io più giovane. questo in un romanzo o una sceneggiatura non è possibile. così ho cercato di togliere strati di consapevolezza al personaggio. jenny è sicuramente in gamba ma commetterà degli errori semplicemente perché non conosce abbastanza il mondo".
in una scena jenny accusa la preside: 'la scuola è noiosa. istruire non è abbastanza. dovete dirci perché lo fate'. è la domanda che farà esplodere il '68. lei che cosa risponderebbe?
"credo che l'università sia un'opportunità fantastica anche per chi non combina nulla. per tre anni si può essere quello che si vuole, non c'è altro periodo della vita in cui ciò sia socialmente accettabile. io ho odiato cambridge e la letteratura inglese prima di chaucer, tutto era noia e lotta. ma in quegli anni ho sviluppato i miei gusti musicali e letterari grazie ai miei coetanei, e quando sono uscito avevo una percezione migliore di chi ero e di cosa mi piaceva".
intervista di mara accettura, d la repubblica delle donne # 674, 5 dicembre 2009

LAURA MORANTE
crede nei manuali self-help?
“no, credo nei romanzi e nei saggi. per superare i momenti difficili bisogna ricorrere a ‘guerra e pace’ di tolstoij”.
intervista di ambra somaschini, la repubblica, 5 novembre 2004

CARLOS SANTANA
cosa le ha insegnato viaggiare?
“che il mondo è la casa di tutti. nessuno può considerarsi indipendente dagli altri. diseguaglianze e ingiustizie sopravviveranno finché non si svilupperà una vera condivisione. è ipocrita barricarsi nel proprio recinto: la globalizzazione si misura anche in relazione ai problemi, non soltanto alle opportunità”
l'africa risuona in molte delle sue canzoni. cosa rappresenta per lei?
“quando ci vado non mi sento mai turista, ma parte di una stessa famiglia. è un legame stranissimo e molto profondo. in qualche modo so di dover condividere la loro storia, le loro battaglie. è lì che affondano le radici di tutta la nostra musica. senza l’africa, non sapremmo neanche cosa suonare”.
intervista di diego giuliani, i viaggi di repubblica # 337, 9 settembre 2004

PACO ROCA
anche ne 'il faro' c'è un personaggio anziano. c'è qualcosa nell'anzianità che ti affascina talmente tanto da spingerti a raccontarla?
"sicuramente mi piace disegnare gli anziani. c'è stato anche un pittore nordamericano, noman rockwell, che ha avuto questa stessa preferenza e ha spiegato la cosa dicendo che gli anziani hanno le rughe, che sono una vera e propria mappa della persona e mettono quasi in luce il carattere della persona stessa. inoltre, gli anziani sono anche una guida 'spirituale' per le nuove generazioni".
in 'rughe', alla fine, hai scritto che quando la propria immagine riflessa nello specchio assomiglia a quella del proprio padre, uno realizza di essere cresciuto. è una cosa che ti è davvero accaduta?
"sì, questa è una frase che ho preso da gabriel garcia marquez e che ho voluto aggiungere perché effettivamente i miei genitori assomigliano sempre di più ai miei nonni. questa cosa mi fa riflettere e mi lascia dentro qualcosa".
come mai hai deciso di visualizzare i ricordi tramite le immagini anziché con le parole? ci riferiamo, per esempio, al gioco presente in copertina.
"sicuramente il fumetto è un mezzo di comunicazione molto indicato per questo tipo di operazioni. se per esempio avessi dovuto rappresentare la metafora attraverso il cinema o anche la letteratura, sarebbe stato o tecnologicamente impossibile o comunque molto difficile. per esempio, per la letteratura avrei dovuto utilizzare altre metafore. invece con il fumetto si possono fare queste operazioni. anzi, diventa anche molto facile immaginare per esempio che una persona sparisca inserendo una vignetta bianca o che spariscano i ricordi, volando via dalla testa sotto forma di foto… il fumetto è sicuramente capace di avere una parte astratta ma anche un'altra reale. unirle è la cosa più divertente".
ci puoi raccontare come lavori? scrivi una sceneggiatura, prima di lavorare sulla tavola?
"il mio modo di lavorare è molto metodico. parto appuntandomi delle idee in un taccuino. poi, con il tempo, ne sviluppo alcune, cominciando dalla documentazione. questa documentazione va di pari passo con la realizzazione della sceneggiatura. molte volte però la documentazione può portarmi su strade diverse da quelle che avevo immaginato. una volta finita la sceneggiatura, inizio a lavorare sullo storyboard. su 'il faro' si possono vedere alcuni bozzetti preparatori, che sono molto molto accurati. finito lo storyboard passo poi a disegnare, cercando di cambiare il meno possibile. sicuramente sistemo alcune cose, ma andando avanti per la strada già tracciata. poi c'è il colore: scansiono le tavole e ci lavoro al computer".
intervista di laura pasotti e andrea antonazzo, fumo di china # 173 (210), luglio 2009

GABRIELE SALVATORES
perché 'marrakech' è stato un punto di svolta?
"si era sul finale degli anni ottanta, un passaggio d'epoca. pensa che in 'kamikazen' (film precedente di salvatores, ndr) paolo rossi prende in giro silvio orlando e gli chiede: 'ehi napoletano, conosci la lega lombarda?'. silvio gli risponde: 'cos'è, un gruppo folk?'. eravamo solo agli inizi. poi abbiamo visto molte cose. in quel momento il viaggio di quattro amici alla ricerca di un quinto che vuole trovare l'acqua nel deserto, cioè una metafora per tener viva l'utopia di un tempo, diventa esso stesso una metafora. alla fine, come nel film, ognuno parte per viaggi singoli ma rimane un rapporto profondo. però tutto è cominciato da lì. e da diego. è stato generoso con noi, devo ringraziarlo. (…)".
com'è la vostra amicizia (del cast di 'marrakech' ma più in generale quella generazionale, ndthR)?
"quando per 'marrakech express' ho chiesto a de gregori 'la leva calcistica del '68' me l'ha regalata: 'perché la nostra generazione è così: qualcuno lascia qualcosa per strada, passa un altro e la raccoglie'. lo spirito è questo".
intervista di maria grazia ligato, io donna # 16, 18 aprile 2009

MORGAN
perché un album di cover di canzoni italiane degli anni sessanta?"
in quel periodo eravamo innovativi. ci copiavano all'estero. 'back home some day', il pezzo di sergio endrigo, è l'invenzione dello 'paghetti sound', l'equivalente degli spaghetti western. oggi quello che facciamo non interessa a nessuno e la colpa è anche del nostro atteggiamento di sottomissione culturale".
come ti sei appassionato alle canzoni di quegli anni?
"una volta per guadagnare qualcosa lavoravo nei piano bar. mi chiedevano pezzi che non avevo mai sentito, io aprivo gli spartiti e suonavo. certe canzoni di endrigo e ciampi le ho conosciute così. quella musica per me è un luogo lontano, è nostalgia di panorami. era più evocativa rispetto a quella di oggi, la ascoltavi e riuscivi a vedere, a immaginare. oggi questo manca, non c'è molta voglia di lavorare su nuovi modi di usare le note e le parole".
se vent'anni fa 'x factor' fosse esistito avresti partecipato?
"io? no! non avevo bisogno di nessuno, io. a 18 anni facevo già i dischi chiuso nella mia cantina, forse per questo dicevano che ero dark, stavo sempre sotto terra, mescolavo, sperimentavo. non basta saper cantare: dopo che lo hai pensato, un disco va fatto, in senso artigianale; i ragazzi di 'x factor' invece non sanno neanche tenere in mano uno strumento. piuttosto mi sarebbe piaciuta una scuola tipo 'saranno famosi', dove studiavi l'arte, qualunque forma di arte, ma anche matematica e letteratura".
"lo sai che (bob dylan) è in giro per il mondo con un camper dal 1988? ed è sempre lo stesso tour (non a caso dylan lo ha chiamato 'never ending tour', ndthR)".
non ti dispiacerebbe, tutto quel tempo fuori casa?
"in tournée mi diverto. a casa mi annoio, non so cosa fare. davvero, che ci vado a fare?".
intervista di anna maria speroni, io donna # 16, 18 aprile 2009

GIORGIO CAVAZZANO
qual è la tua storia dei paperi preferita?
"senza dubbio una serie che ho disegnato io e precisamente: 'nonna papera e i racconti attorno al fuoco', scritta da rodolfo cimino. quella era un'idea geniale. sapendo quanto cimino tenesse a quei racconti, ho cercato di affiancarmi al testo di rodolfo con molta delicatezza con disegni fedeli allo storyboard originale. quelle storie erano straordinarie. poi ripenso con grande piacere alla cara reginella, un personaggio che amo sempre ricordare, ma i 'racconti attorno al fuoco' sono quelli che preferisco. mentre, per quanto riguarda le storie disegnate da altri, senza dubbio scelgo 'paperino e le lenticchie di babilonia' di romano scarpa. è una storia con parecchi anni sulle spalle, ma rimane ancora oggi una delle più belle in assoluto. aggiungo anche 'la disfida dei dollari' di barks, con le sue magnifiche inquadrature e quelle scene così straordinariamente apocalittiche".
oggi paperino ha ancora qualcosa da dire?
"ha da dire molto, perché in fondo cammina al nostro fianco. si sente spesso dire che 'paperino siamo noi', ed è vero, anche se per certi aspetti sociali e politici stiamo scivolando sempre più verso paperoga (magari. verso gambadilegno, vorrai dire, ndthR). ma, per fortuna, paperino sta ancora bene e sono sicuro che continuerà a zampettare per molto tempo".
c'è un personaggio disney che ti piacerebbe riprendere in mano?
"mi piace molto disegnare topolino, un personaggio che merita grande attenzione sia da parte dello sceneggiatore che da parte del disegnatore. le storie di topolino hanno un ritmo diverso: non hanno una dinamica così forte e rapida come quelle dei paperi. topolino ha bisogno di ragionamento, di atmosfere. una dinamica diversa insomma. dovendo fare un paragone, se i paperi sono televisione, dove tutto è molto rapido, primi piani e così via, topolino è cinema".
(…) è stato il tuo stile a imporsi come standard delle produzioni disneyane in italia. come lo spieghi?
"credo che dipenda dal fatto che il mio stile sia la continuazione diretta di quello di scarpa, ed è bene ricordare che scarpa veniva imitato già negli anni sessanta da parecchi disegnatori. io ho dato un seguito alle novità grafiche che egli aveva introdotto. in fondo non ho preso solo da scarpa, ho osservato, imitato e studiato molti altri disegnatori non solo disneyani. per anni ho studiato albert uderzo, andré franquin, alex toth, harold foster (autori rispettivamente, tra gli altri, di asterix, gaston lagaffe, torpedo e tarzan e il principe valliant; toth, per dire, morì a 78 anni sul suo tavolo da disegno mentre stava lavorando, ndthR), gli americani di 'mad magazine'. evidentemente tutte le informazioni che ho ricevuto studiando e osservando le inquadrature e il modo in cui questi grandi autori muovevano i personaggi hanno contribuito a creare uno stile abbastanza universale".
pensando al tuo stile di disegno, a fianco di quello disneyano ce n'è un altro un po' meno umoristico e più a metà strada tra grottesco e realistico. come ti vedi oggi, e in quale dei due modi preferiresti lavorare?
"mi piace ancora disegnare tutto: disney, l'uomo ragno, altai & jonson, dylan dog… disney mi diverte e mi piace davvero tanto. ma al di là del fumetto, oggi vorrei avere un po' di tempo per dipingere quadri. il mio sogno nel cassetto sono la tavolozza dei colori, pennelli e tele da dipingere. mi piacerebbe realizzare dipinti disneyani. barks è stato un maestro anche in questo: aveva capito molte cose. sarebbe bello seguire le sue orme".
intervista a cura della redazione di fumo di china, fumo di china # 174 (211) settembre 2009

uno dei celebri dipinti a tema disneyano di carl barks

NATALIE PORTMAN

(…) ogni volta che si parla di giovani attrici allo sbando, viziate e fuori di testa, c'è sempre qualcuno che solleva 'l'eccezione portman'.
"mi fa piacere. ma io ho avuto la fortuna di prendermi le mie sbronze e cambiare molti fidanzati quando non c'erano ancora né twitter né facebook. quindi nessuno se n'è accorto. gliel'ho detto, ho quasi trent'anni, è come se fossi di un'altra generazione, per certi aspetti".
ma lo usa twitter?
"no! come dice una mia amica, che interesse c'è nel leggere il commento al dvd mentre stai ancora vivendo la tua vita?".
sbircia mai i giornali di gossip?
"una volta lo facevo avidamente. poi mi sono accorta che mi avvelenavano, e ho smesso".
non legge nemmeno le notizie che la riguardano?
"no. mi fa star male. vorrei molto essere superiore, dire che leggere un commento acido su di me non mi tocca, ma non è così. soffro. quindi, non leggo".
con polanski lei partecipò al progetto dell'artista italiano francesco vezzoli, 'greed'. era la parodia di una pubblicità di profumi.
"ho aderito con entusiasmo. rappresenta esattamente ciò che penso. non voglio stimolare la gente a consumare, tutti dovremmo smettere di comprare cose inutili".
immagino che riceverà molte offerte per essere testimonial di marchi di lusso.
"sì. e ho sempre rifiutato. non ho niente contro il fatto di guadagnare, ma non mi va di arricchirmi in nome di qualcosa in cui non credo. anche se, ultimamente, comincio ad avere dei ripensamenti. visto che il sistema non si ferma solo perché io non mi adeguo, potrei accettare una campagna e usare il denaro guadagnato per una causa che ne ha bisogno. ma non ne sono del tutto convinta. è un tema complesso".
una domanda facile, allora. le capita mai di essere scambiata per un'altra attrice?
"spesso, per keira knightley. ma è un complimento, non un fastidio".
è vero che, invece, la infastidiscono gli errori di ortografia?
"verissimo. mi saltano i nervi".
quindi, se l'aspirante padre dei suoi figli le dichiarasse il suo amore con una lettera piena di strafalcioni…
"non avrebbe nemmeno una chance".
intervista di paola jacobbi, vanity fair # 51, 23 dicembre 2009

DEVENDRA BANHART
che cosa sa della musica italiana?
"avete una tradizione folk magnifica. a bocelli preferisco matteo salvatore (a bocelli io preferirei anche un calcio nei coglioni, ndthR)".
con natalie portman eravate ben assortiti. vi hanno visto, a un party, tirarvi addosso i libri.
"attraverso l'arte si arriva alle migliori intese sessuali".
perché vi siete lasciati?
"io non sono un regista, lei non è una cantante. anche se un giorno si accorgerà del contrario".
e con bianca delle cocorosie?
"ogni mattina le dipingevo i baffi: sa, era una fanatica di frida kahlo".
adesso è libero?
"artisticamente di sicuro. dalle donne, impossibile: sono il motivo per cui tutti noi maschi cantiamo e suoniamo. la musica è sesso".
intervista di john vignola, vanity fair # 51, 23 dicembre 2009

MIKA
"tra i miei musicisti preferiti c'è harry nilsson (songwriter degli anni sessanta, ndr. e settanta. curiosamente però, nilsson divenne famoso grazie a una cover di 'everybody's talkin'', ndthR): autore molto amato dai beatles e molto amico di john lennon e paul mccartney. e poi mi piace prince, perché è un genio ed è al polo opposto: mentre nilsson era fragile e introspettivo, prince è una superstar, un uomo di bassa statura capace di dominare uno stadio".
da un articolo di leonardo clausi, l'espresso # 34, 27 agosto 2009



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Scritto in data 04/12/2009 da thR