HOW TO FIND TRUE LOVE AND HAPPINESS IN THE PRESENT DAY - JANUARY10
CHUCK PALAHNIUK
dopo questo libro ('fight club', ndthR) molte persone hanno iniziato a mettersi d’accordo e a creare dei club. ti ha sorpreso questa tendenza?
"credo siano sempre esistiti e che la tradizione sia molto antica, anche se (forse) non venivano chiamati fight club. basti pensare che in molte culture diverse dalle nostre esistono luoghi dove gli uomini si trovano proprio per combattere. una volta vinto il duello l’uomo acquista maggiore importanza anche agli occhi delle donne che lo hanno osservato e visto vincere".
in 'fight club' il protagonista viene descritto come una sorta di 'turista' che visita e dà supporto a gruppi di persone malate di cancro alla prostata o leucemia. da cosa ti è arrivato lo spunto?
"ho fatto volontariato per diverso tempo negli ospedali accanto a persone che stavano morendo. In quell’occasione ho avuto modo di osservare come ciascuno ha un atteggiamento diverso davanti alla morte. L’avvicinarsi della morte può portare a esperienze catartiche che normalmente quando si vive tranquillamente non si fanno. come quando tornando da un funerale di una persona cara ti senti sconvolto, ma nello stesso tempo hai una sensazione di pace e tranquillità dentro te stesso. i gruppi di supporto rappresentano un modo per vivere, affrontare e superare un tipo di caos interiore che consentirà di affrontare il futuro con maggiore tranquillità".
all’interno di questo stesso libro tu fornisci una sorta di 'ricetta' per fabbricare bombe fatte in casa. come ti è venuta l’idea? e soprattutto... funzionano davvero?
"mio fratello è un ingegnere elettronico per la chevron. abbiamo trascorso lunghi week-end parlando di questa formula, era diventato una sorta di gioco. la formula originaria funzionava davvero. poi il mio editore ha preso in mano il libro e mi ha suggerito di modificarla per evitare che qualcuno potesse emulare i personaggi del libro. a quel punto cambiai un 'ingrediente' in modo da rendere inutilizzabile e di pura fantasia la formula descritta nel libro".
durante la promozione del tuo libro 'gang bang', giravi per le strade con una bambola gonfiabile sexy in mano. come reagì la gente in quel caso?
"prima di tutto abbiamo buttato in giro un centinaio di quelle bambole in occasione di un evento dove era stata organizzata una sorta di gara per vedere chi sarebbero state le persone che riuscivano ad agguantare per prime le bambole in palio. se le afferravano, potevano tenersele. fu molto divertente vedere, subito dopo, le strade piene di gente che girava con le bambole gonfiabili sotto braccio".
la gente si aspettava che 'gang bang' fosse pornografico, ma in realtà parla degli uomini lì fermi in fila ad aspettare il proprio turno. una volta hai detto che il libro non parla di sesso, proprio come molte volte lo stesso sesso non riguarda il sesso. che cosa intendevi?
"il sesso è soltanto una questione fisica. è quello che fai con le mani e con i piedi mentre comunichi qualcosa di completamente diverso".
una volta hai detto che se non fossi diventato uno scrittore probabilmente saresti diventato un alcolista. perchè?
"quando si sta creando qualcosa in cui riversare tutte le energie e le ansie che ci opprimono, non occorre più uscire per cercare conforto nell’alcol".
ti sei demoralizzato quando la tua prima storia 'invisible monsters' è stata rifiutata?
"beh, è devastante, ma capisci fin troppo bene che non stai scrivendo soltanto per il pubblico. sai di dover trovare ricompense più immediate nell’atto stesso di scrivere. potresti amare comunque ciò a cui stai lavorando, che si trasformi o meno in un successo. scrivere non è mai una perdita di tempo".
(…) com’è stato vedere 'fight club' sul grande schermo?
"ho provato una certa nostalgia, perché quando è uscito il film, il libro era talmente nel passato da farmi capire quante parti fossero ormai state dimenticate. è come quando si sfoglia un annuario scolastico e ci si perde nei ricordi".
intervista di david sheff, playboy # 5, maggio 2009
DAVID BOWIE (su 'heroes')
"ogni giorno lo sguardo mi cadeva su due giovani di 19 o 20 anni. si incontravano all'ombra del muro, sotto una torretta. c'era tra loro sicuramente una storia e comunque sia era davvero un atto di coraggio. o forse solo la mia immaginazione, forse lì accanto c'erano i loro uffici".
da un'intervista a rolling stone americano, 1977
JONI MITCHELL
"l'anatomia della sofferenza d'amore è stato sempre uno dei miei temi favoriti, ed io scrivo spesso di cose intime, personali. molti preferiscono non indagare su certi temi passionali: sono quelli probabilmente che trovano la mia musica deprimente. mi secca, ora, fare la poetica, ma non posso evitare di paragonare la depressione all'inverno che è necessario per l'avvento della primavera, dello sbocciare dei fiori, ecc. io sono molto sensibile, con un'antenna rumorosissima, e a volte afferro, capto, anche quello che non dovrei sentire. in linea di massima, però, non sono melanconica: il mio senso dell'entusiasmo è ancora intatto e rido spesso".
ultimamente si è dedicata al jazz ed è in parte sparita dalla scena pop per passare ad altri media di espressione artistica?
"io mi sono sempre considerata una pittrice, prima, una musicista, dopo. ed oggi ho raggiunto il punto in cui voglio centrare il focus di me stessa nella pittura. l'album 'wild things run fast' (uscito nell'ottobre 1982, ndthR) è nato come il mio canto del cigno per l'asylum records con cui collaboro da anni. nel disco ho fatto la somma di tutto ciò che so oggi dell'amore. sarà invece il primo di altri cinque albums che dovrò incidere con la geffen records (in realtà, a meno di una botta di alzheimer, i dischi furono 'solo' quattro. gli altri: 'dog eat dog' '85, 'chalk mark in a rain storm' '88 e 'night ride home' 1991; il successivo 'turbulent indigo' del '94, con il famoso autoritratto in versione van gogh, fu licenziato dall'etichetta reprise, ndthR). coinvolta come sono ora nel dipingere, ci sono momenti in cui mi pento di avere firmato il nuvo contratto. ma c'è anche una certa logica nella mia decisione. infatti il recente album è, credo, buono in senso più ampio dei precedenti. non ho inciso da tempo un disco che possa attrarre un pubblico molto vasto".
come ha affrontato la sua condizione di persona celebre?
"divenire famosa è stato il cambiamento più radicale della mia vita. ho impiegato non meno di otto anni per assuefarmici. è stato tremendo. all'inizio, quando la gente mi puntava addosso gli occhi io volevo accartocciarmi e sparire. non potevo proprio sopportare che gli altri trattenessero il respiro nel vedermi passare".
"spero che le maggiori crisi della mia vita siano… alle spalle. ogni volta che flirto ancora con una di quelle, mi assale la spaventosa sensazione che la crisi mi attaccherà di nuovo. ma per fortuna non accade. questo non vuole implicare che io abbia risolto 'tutto', poiché nulla nella vita è mai risolto o terminato o definito. gli esseri umani sono sempre in conflitto con se stessi, e per un artista, evitare i conflitti equivale al bacio della morte".
intervista di william donati, ciao 2001 # 2 (anno XV), 16 gennaio 1983

JERRY GARCIA
"io posso vivere con quei pochi cents che sono nella mia tasca destra ogni giorno della mia vita. non ho mai voluto ville con piscine, ma nuovi elementi per l'amplificazione o per le luci, per uno stage che emozionasse il pubblico".
intervista di maria laura g. giulietti, ciao 2001 # 8 (anno XV), 27 febbraio 1983
ELTON JOHN
"sono un piccolo cantante grasso. e non riesco a capire perché la gente impazzisca per me. il mio abbigliamento è volutamente stupido, il pubblico deve ridere per forza. del resto, non potevo competere con un mick jagger o un david bowie, dato che sembro un anatroccolo".
"pian piano conosci tante cose, ne provi altre ancora, si cambia ma un artista continua ad esprimersi al meglio dicendo quello che sente nella sua anima, nonostante tutto questo, nonostante il tempo e gli anni. la routine può distruggerti, io cerco di non farmi intrappolare dall'ingranaggio e di essere sempre me stesso. è difficile, a volte… ma suonare non mi ha dato mai noia…".
"essere una superstar ha questo grande difetto: può farti diventare schizofrenico. senza che te ne accorgi ti porta fuori dalla realtà. per me la realtà è più importante di qualsiasi cosa".
dichiarazioni raccolte in un articolo di francesco de vitis, ciao 2001 # 8 (anno XV), 27 febbraio 1983
CROSBY, STILLS AND NASH
quali sono queste grandi differenze (tra voi)? musicali? filosofiche?
graham nash: "niente di così raffinato. siamo colpevoli del più infantile dei comportamenti. esempio: discutere di brutto su un accordo sbagliato. 'l'hai suonato di proposito! l'hai fatto per dispetto!' dopodiché musi che durano giorni. una volta avemmo una discussione su una ragazza e ne seguì un broncio che durò tre mesi. la ragazza era rita coolidge (cantautrice di origini scoto-cherokee, è la 'delta lady' dell'omonima canzone di leon russell. prima di sposare kris kristofferson fu legata dapprima a stephen stills che la chiamò 'the raven' - eh - nella canzone 'sit yourself down'. legatasi subito dopo a graham nash, fu la causa dello scioglimento di csn&y; crosby tratta la vicenda nella canzone 'cowboy movie' - dal suo capolavoro 'if i could only remember my name', dove la indica come 'sweet little indian girl', ndthR). uhm! eravamo davvero giovani e stupidi. rabbrividisco al pensare alle cose cretine che ci hanno tenuto separati e al tempo sprecato".
com'è nato il disco ('daylight again', quello con i tre ufo in copertina del giugno 1982; evitabile, ndthR)?
graham nash: "da una mia collaborazione con stills per un concerto nelle mie natìe hawaii (in realtà le hawaii sono da tempo il buen retiro di nash, che invece è nato a blackpool, in inghilterra, ed è diventato cittadino statunitense solo negli anni 80; probabilmente il qui pro quo è dovuto a un intoppo in fase di traduzione, ndthR). inconcepibile. stills era quello con cui litigavo più spesso e più forte. a volte penso che lui sia davvero stupido; altre è lui che pensa che io sia scemo. uhm! quasi a pugni facciamo! ma in questa occasione tutto è andato okay. non si sa come. finito l'album ci accorgemmo che i brani avevano il suono c.s.n. camuffato. avevamo bisogno della voce di crosby; scelta doppia: o lasciare le cose come stavano e andare avanti pensando tutta la vita come sarebbe stato con la voce di crosby; o chiamare crosby. in più l'atlantic records voleva, per il nostro album d'inizio, il suono c.s.n. e solo a questa condizione la compagnia avrebbe pagato tutte le spese; ma niente per un album stills-nash. fino a quel momento io e stills ci eravamo sobbarcati quattrocentomila dollari. quasi quasi, pensammo, è meglio chiamare crosby. io fui incaricato di fare la chiamata fatidica. stills non avrebbe mai alzato il telefono".
perché non c'è, questa volta, anche neil young?
graham nash: "well, perché nessuno di noi tre ha avuto il coraggio di interpellarlo. per noi, neil è sempre rimasto una figura misteriosa, quasi inaccostabile. più un idolo che un collega. paura di essere respinti? sì. c'è da crederci? fifa di neil young? eppure è così".
anche se aveste richiesto l'intervento di young, non ci sarebbe stata garanzia che lui sarebbe rimasto fino alla fine dell'incisione?
graham nash: "abbiamo già cominciato tre albums con lui, e sono stati spezzati a metà per il suo abbandono. è un tipino… a metà di un'incisione lui è capace di dire: 'ragazzi, sono le 6 pm, devo andare. ci vediamo domani'. e sparisce per anni. forse neil pensa che la musica dei c.s.n. non è buona. non lo so. non gliel'ho mai chiesto. una volta, dopo un album a quattro, neil e stills decisero di fare un tour per promozionarlo. io e crosby non eravamo pronti per andare in giro in quel momento per motivi di famiglia. 'fa niente', dissero in coro stills e neil, 'sarà un album solo di noi due'. e spietatamente cancellarono dalla matrice del disco la voce mia e quella di crosby (mai saputa questa storia; probabilmente parla di 'long may you run', album del '76 accreditato alla stills-young band, l'unico che i due abbiano fatto insieme dai tempi dei buffalo springfield e senza l'altra coppia dei csn&y. peraltro la stills-young band ebbe una vita brevissima e le dichiarazioni seguenti accreditano l'ipotesi che si tratti di questo album, ndthR). deprimente: tutto quel lavoro bruciato! dopo poco stills assaggiò la medesima medicina-young. nel bel mezzo del loro tour a due, neil abbandonò di colpo l'impresa, cancellando tutti i concerti successivi, lasciando stephen stills solo, buggerato, con una mano davanti e una dietro (il testo del telegramma che young inviò a stills diceva: 'caro stephen. buffo come certe cose che cominciano spontaneamente finiscano spontaneamente. mangiati una pesca. neil', ndthR)".
graham nash: "quando ci incontrammo la prima volta e cantammo insieme a casa di joni (mitchell) il salotto sembrò tremare. ho lasciato il mio paese, la mia famiglia, il mio gruppo (gli hollies). dovevo cantare con loro".
differite molto tra voi?
stephen stills: "sì. anche se la stampa tende ad esagerare. in realtà, specie in studio e nel lavoro diamo l'un l'altro un sorprendente aiuto".
che ne pensate della new wave e del punk?
david crosby: "la musica è la più bella creazione del nostro pianeta. aiuta a ridurre le distanze tra razze e paesi. i ragazzi della new wave non credo che riescano a ottenere questo. ma posso anche sbagliarmi (magari anche no. e allora? ndthR).
intervista di william donati, ciao 2001 # 8 (anno XV), 27 febbraio 1983
SAMUELE BERSANI
conviene al cantautore darsi un'aria di sinistra?
"oggi più che un'aria di sinistra il cantautore ha un'aria sinistra, che è un'altra cosa".
le hanno mai offerto di candidarsi?
"sì, per i radicali (sorride). è stata una cosa simpatica: mi è arrivato un messaggio via mail: vuoi metterti agli ultimi posti della lista? ti assicuriamo che non sarai eletto… sembrava già una canzone".
lusingato?
"divertito. non ho neanche mai votato radicale in vita mia".
che cosa ha votato?
"l'ultima volta di pietro e a livello locale pd. avevo dimenticato a casa le mollette di montanelli, ho votato in apnea. (…)".
che ne pensa di bersani, segretario pd?
"mi piace il suo essere schietto. sembra il veterinario che ti salva la cavalla che sta male di notte. non è uno campato in aria. certo, a causa sua e della sua riforma sui taxi ho difficoltà a chiamarne uno: quando dico il mio cognome mi guardano storto. sono invece molto felice che rutelli non sia più con il pd: è uno più ammanicato con la borghesia che con la sinistra".
il mondo dei media è cannibale con voi artisti?
"mi colpisce sempre come nelle case discografiche esistano degli uffici defunti, per artisti che non ci sono più: sono quelli che funzionano meglio".
i sedicenni hanno gli stessi amori dei loro padri.
"hanno le stesse orecchie dei loro padri. in radio il vecchio va molto. spesso, quando mi sono proposto mi hanno detto 'mi spiace, mettiamo solo musica di repertorio'".
nel 2007 è stato premiato da amnesty international per 'occhiali rotti', dedicata a enzo baldoni: una canzone impegnata.
"gli argomenti sociali mi interessano perché sono nato nella famiglia giusta. sono sempre stato non solo curioso ma anche empatico nei confronti degli sfigati. così come evito quelli con la puzza sotto il naso. mi piacciono le persone che hanno una storia. nel caso di baldoni mi hanno colpito i figli quando li ho visti, ho immaginato che razza di educazione dovevano aver ricevuto. baldoni era un grande giornalista (nonché da sempre il traduttore della striscia 'doonesbury' su 'linus', ndthR), i cui resti non sono ancora rientrati in italia, a 5 anni di distanza".
che cosa pensa del nostro singolare paese?
"che oscilla fra un film di fellini e uno dei vanzina. (…)".
legge i giornali?
"io sì, mi piace la carta. anche se molti giovani, anche quelli della mia generazione, sono sempre su internet, e cominciano a cadere nel trappolone della notizia continua. a me piace il giornale perché ti sporca le dita e per l'odore che ha. come i libri: spesso entro nelle librerie solo per annusarli".
come spende i suoi soldi?
"li ho sperperati per anni. in dvd, quando ancora costavano un botto. (…)".
c'è qualcuno a cui vorrebbe dire grazie, nella vita?
"al destino, che mi ha fatto nascere in quella casa. e a mio padre, il pink floyd di cattolica, con un po' di pancia di troppo. mi ha trasmesso la passione per la musica e per il sociale. costruiva anche strumenti alternativi: macchine del vento, della pioggia. si è occupato di portatori di handicap, autistici. la parte letteraria la devo a mia madre, grande lettrice e pensatrice. e poi devo dire grazie a lucio dalla (bersani gli fece avere un suo nastro a un concerto che dalla teneva a sanbenedetto, ndthR). è grazie a lui se a 21 anni mi sono trovato catapultato su un palco con un contratto discografico. il primo che ha ascoltato davvero una mia canzone".
lei lo fa con i giovani aspiranti artisti?
"sempre. molte canzoni che ho ascoltato sono rientrate nei miei dischi. per consuetudine assegno a un giovane una canzone a disco. nel caso di pacifico è successo nel 2000, quando delle sue capacità di autore non si parlava. mi piace essere autarchico, indipendente, lavorare da solo, però so riconoscere il talento".
che cosa le fa perdere la pazienza?
"uno che mi supera in fila: quello mi fa perdere la ragione. non sono un uomo d'ordine. anzi, mi sento del tutto legittimato a decidere del mio disordine, ma se c'è una regola che serve al bene comune la rispetto. anche un po' troppo, certe volte. è un frutto della mia educazione cattocomunista: se vado a sbattere contro la sedia finisce che chiedo scusa alla sedia. per esempio una volta in pasticceria mi è passata davanti una signora. ho fatto il classico colpo di tosse. e lei: 'scusi, sa, è che ho la macchina in seconda fila'. ma allora, dico io, ha pure l'aggravante".
intervista di maria latella a 'scusi lei è favorevole o contrario?' su 'lei - sky canale 125'. testo raccolto da erika riggi, a # 50, 17 dicembre 2009
AMII STEWART
lei ha fatto esperienze musicali estremamente eterogenee. dovendo fare un bilancio, dopo anni di carriera artistica, quali suoni e quali generi musicali sente di preferire?
“come altre cantanti afro-americane sono cresciuta nella cultura degli spiritual e dei gospel che hanno la caratteristica di segnare il ritmo con il battito delle mani. di conseguenza impazzisco per le percussioni. il mio orecchio è molto incuriosito da ogni tipo di ritmica, ma la mia anima più profonda si sente a casa in africa, nei caraibi, in brasile. non a caso adoro da sempre la musica straordinaria di jobim”.
intervista di napoleone scrugli, viaggi di repubblica, # 274, 22 maggio 2003
MARGHERITA HACK
(per l'anno dell'astronomia, girando) s'è vista tutta l'italia. che impressione le ha fatto?
"mah, sa: ho visto la gente che viene alle mie conferenze. dovessi giudicare da quelle è gente che ragiona, che è nauseata dalla situazione".
lo è anche lei?
"sì".
che cosa le dà il voltastomaco?
"resto nel mio campo: le condizioni in cui si trova l'università, i tagli all'innovazione, la ricerca abbandonata, il dilagare del precariato. non si prevedono concorsi per regolarizzare ricercatori per anni, anni. sa che cosa significa? che perderemo giovani per strada".
che voto dà al ministro gelmini per il 2009?
"non passa l'esame. è una mezza calzetta come tutti i ministri, però è meno peggio di altri, tipo alfano. abbiamo un governo di tappetini al servizio di un farabullone".
metta il copyright su farabullone. ma mi faccia capire, gli altri ministri, gli altri governi, hanno fatto di più e di meglio per l'università e i giovani?
"no, ognuno arriva e fa la sua riforma. ma neppure quella di berlinguer con il governo di centrosinistra è stata efficace".
ha mai avuto la tentazione della fede?
"no. e sono nata da padre protestante e madre cattolica. in origine, poi si sono convertiti alla teosofia. questo mi ha provocato due cose buone: sono stata allevata vegetariana e nel rispetto degli altri".
l'italia che ha visto nel 2009 sapeva rispettare gli altri?
"l'italia non era razzista finché non c'erano i neri in italia. sono arrivati ed ecco che si è scoperta la verità (tesi che vale un po' per tutto, in questo paese, ndthR). sono caduti tutti nel trabocchetto della sicurezza, come se fossero pericolosi solo gli extracomunitari. e adesso abbiamo leggi crudeli e persecutorie".
fatte da una maggioranza parlamentare eletta da una maggioranza popolare. o no?
"una maggioranza accecata dall'abilità di uno e dal fatto che dispone di quasi tutti i mezzi di comunicazione. sa che le dico? rimpiango la dc, rimpiango i personaggi politici di allora, oggi zanone del partito liberale sarebbe un gigante".
(…) che cosa si aspetta dal 2010?
"che la gente apra gli occhi. ma non accadrà. non mi aspetto che cada il governo e neppure me lo auguro. c'è troppo battibecco anche dall'altra parte, non sono pronti a prendere la guida del paese, farebbero solo altri pasticci come hanno già fatto".
lasciamo la politica, entriamo nel suo campo, perdiamoci nel cosmo, per quel che resta: tre anni, dicono. arriva l'apocalisse? si fa il check out nel 2012?
"ma va là! lo sa quando finirà il mondo? tra cinque miliardi di anni. il sole invecchierà, esaurirà il combustibile che brucia ora e i suoi raggi lambiranno la terra, la bruceranno o l'inghiottiranno. ma tutto questo, ripeto, tra cinque miliardi di anni".
(…) ma è proprio sicura che i suoi colleghi astronomi dell'epoca dei maya non ci abbiano visto giusto con il 2012?
"superstizioni. roba da astrologi più che da astronomi. buona per la tv spazzatura, anche se ho visto che adesso perfino raitre ha gli oroscopi. ecco, nel 2010 potrebbero farmi il piacere di toglierli".
scusi, a lei frega qualcosa dei posteri (si parlava di un'accelerazione del riscaldamento del pianeta tra un secolo, ndthR)?
"eh, lo so. si dice: i posteri, e chi li conosce? il problema è che abbiamo al potere troppi vecchi, quelli hanno orizzonti temporali limitati".
e mi scusi ancora: anche lei non è più giovane, ma sembra essere l'unica in italia a conoscere l'astronomia. non ci sono figli delle stelle?
"il problema è che io sono andata in tv. e come scrisse beniamino placido, se vai in tv diventi un santino".
e se nel 2010 i santi, gli dei e la concezione stessa dell'esistenza venissero spiazzati dalla scoperta di altre forme di vita su altri pianeti?
"non c'è neppur bisogno di scoprirle, ci sono di sicuro, su pianeti extrasolari. la scienza lo sa. la chiesa lo ha negato per tanto tempo: prima sosteneva che se ci fosse stata vita altrove gesù avrebbe dovuto nascere rinascere e risacrificarsi in ognuno di questi pianeti per salvare ogni specie dal peccato originale, tipo un commesso viaggiatore della salvezza. ma se l'immagina? ora che è natale magari sta nel presepe di qualche altra galassia? poi per fortuna anche la chiesa si è un po' aperta e ha rinunciato a queste posizioni".
intervista (dell'anno) di gabriele romagnoli, vanity fair # 52, 5 gennaio 2010
ERRI DE LUCA (su napoli)
saprà che si passa da un'emergenza a un'altra. l'ultima è che il mare davvero non la bagna più. è così sporco che non si tuffano nemmeno gli scugnizzi.
"napoli ha avuto nella sua storia problemi duri e seri, che l'hanno resa una città non del sud d'italia, ma del mondo. nel dopoguerra aveva la più alta mortalità infantile d'europa, c'era l'emigrazione di massa, i bombardamenti, la flotta degli stati uniti che la usava come discarica alcolica e sessuale dei suoi soldati. negli anni '70 è arrivata l'epidemia di colera. queste sì che sono piaghe serie. i problemi di oggi sono meno gravi. la città appartiene ormai al nord. i suoi standard fanno chiasso e scalpore perché alcune peculiarità hanno resistito nel tempo".
la questione della monnezza resta però da terzo mondo.
"se non si riescono a prendere i sacchetti di spazzatura non è colpa della 'città', ma di un'amministrazione disastrosa".
silvio berlusconi ha pulito napoli.
"diciamo che se la monnezza è roba da terzo mondo, lo è anche la soluzione. come accade dove non ci sono democrazie compiute, arriva il boss di turno che risolve la questione spedendo le balle in giro e militarizzando i centri di smaltimento. la tendenza ad abusare di leggi speciali riguarda tutto il paese, comunque. dalla gestione della sicurezza all'aquila fino al divieto di dare alcolici ai giovani a milano. non mi piace la moltiplicazione dei divieti e delle regole".
napoli sarà anche meno sottosviluppata di un tempo, ma la violenza continua a essere la cifra dominante del territorio.
"una quota di violenza a napoli c'è sempre stata. gli anni '80 erano assai peggio rispetto a quello che accade ora. ricordiamoci che la camorra faceva centinaia di morti l'anno. i problemi attuali non mi sembrano così catastrofici".
la camorra continua però a fare ancora il bello e cattivo tempo.
"quando si parla di camorra si pensa che sia uguale alla mafia, che sia un'organizzazione piramidale comandata da una specie di consiglio di amministrazione che tutto decide. sotto il vesuvio l'anarchia è assoluta. con un centinaio di famiglie che in genere si ignorano e qualche volta tentano di distruggersi a vicenda, quando si pestano i piedi per la gestione di qualche affare".
la microcriminalità resta un segno distintivo della città.
"sì. il fenomeno dipende dal fatto che la criminalità organizzata non ha una sua unità di comando. ci sono tante, troppe piccole camorre. da sempre è il cittadino comune che deve agire con destrezza, se vuole difendersi e cavarsi d'impaccio. l'aggressore può permettersi l'aggressività e la faccia tosta. una dinamica che fa parte del sistema nervoso della città".
cos'è cambiato allora rispetto al passato?
"è cambiata l'esigenza del crimine, non c'è quella fame che c'era un tempo. i criminali rubano per il loro piccolo lusso, non lo fanno certo per necessità. la cosa fa incazzare ancora di più".
la percezione generale è che napoli sia in declino. mentre l'esperienza del centrosinistra pare volgere al termine.
"non credo che indietro si riesca a tornare. magari uno vorrebbe anche… il moto è accelerato verso il nuovo, e a volte verso il peggio. io credo che le opzioni politiche dei due poli siano talmente simili e affini che si tratta di ditte che si fanno concorrenza vendendo la stessa merce. la destra farà le stesse cose: la gestione del denaro pubblico viene fatta, sempre, mettendo davanti gli interessi privati. una cosa che avviene anche fuori da napoli. noi non siamo un'anomalia, un'eccezione del sistema italia. a volte lo esaltiamo, lo denunciamo più chiaramente. l'italia è un caso clinico, e napoli è una sua esponente significativa. anche perché ha una eco planetaria, a differenza di busto arsizio".
la vita culturale partenopea la affascina ancora?
"napoli continua a brulicare di teatro e musica. c'è un grande movimento di fondo. per quanto riguarda gli scrittori, insomma… gli scrittori hanno sempre contato poco a napoli. contavano i poeti, quando si mettevano d'accordo con i musicisti e scrivevano canzoni che hanno resistito all'usura del tempo. gli scrittori napoletani non sono stati significativi. nessuno".
nemmeno roberto saviano e il suo 'gomorra'?
"saviano ha inciso potentemente fuori città, a napoli quasi niente. i libri, io credo, non spostano niente. possono diventare dei fenomeni di conversazione. possono istigare il ministero dell'interno a concentrarsi sui casalesi. ma rispetto al centinaio di famiglie di camorra, quelle che dominano casale sono solo una delle tante…".
intanto dalla città scappano via cervelli e artisti.
"è vero, c'è un'emorragia di risorse intellettuali che non trovano applicazione. zero soddisfazioni, poco lavoro. una condizione che accomuna tutti i giovani italiani, è il paese intero a non offrire sbocchi alle intelligenze. napoli e milano non saranno la stessa cosa, sarà. ma uno studente milanese che ha preso una bella laurea se ne va a new york, stia sicuro. e i napoletani trovano lavoro a milano perché gli studenti meneghini partono. è un sistema integrato".
roberto de simone ha detto: 'napoli la odio, quando morirò seppellitemi da un'altra parte'.
"io a napoli non ci vivo da decenni. ma capisco gli sfoghi, figli di momenti durissimi. questa città procura dei sentimenti violenti in chi la abita, e anche in chi ne proviene. appartenenza, disgusto, indignazione, ma anche passione. è una città sentimentale, e i suoi commentatori ne risentono".
lei perché è andato via?
"io mi sono dissociato nel lontano 1968, a 18 anni. dalla mia famiglia, dagli studi, dalla città. tutto insieme. sono tornato solo nel 1980, ho passato un anno in un cantiere del post terremoto. sono partito perché non ne potevo più, dentro quella famiglia, dentro quella città. me ne dovevo andare".
invecchierà ai bordi del golfo?
"no. non ci tornerò più. anche perché la città di una volta è scomparsa, volatilizzata. ammetto però che sono diventato più indulgente nei confronti di napoli. conta la distanza, credo. ma anche l'età. smussa gli angoli".
intervista di emiliano fittipaldi, l'espresso # 32 (anno LV), 12 agosto 2009
MEGAN FOX
la bellezza è crudele?
"è un potere che spesso corrompe. ma è crudele anche l'attenzione che media e pubblico hanno verso chi è bello. questo sentirti perennemente su un palcoscenico crea insicurezze, rende la situazione quasi intollerabile".
citi almeno una circostanza in cui si sente a suo agio.
"lo so che sembra una bugia, e anche piuttosto stupida, ma mi sento sexy quando non sono truccata. mi basta avere i capelli puliti. qualsiasi cosa metta sul viso, mi fa sentire dietro una maschera".
perché non se lo può permettere (di provare delle emozioni, ndthR)?
"perché sono stata educata nella fede pentecostale. i pentecostali considerano malvagia qualsiasi cosa esca dai loro schemi, che sono molto rigidi. basta un niente e tu finisci all'inferno. tutti devono chiamarsi tra loro fratello e sorella (ma allora, i rapper sono pentecostali? ndthR), perché tutti siamo figli di dio. mi ricordo che un giorno, ero molto piccola, incontro 'sorella' rhonda che mi chiede che cosa avessi fatto durante il weekend. 'sono andata dal parrucchiere con la mamma', rispondo. il suo commento è stato: 'oh, tua mamma finirà di sicuro all'inferno' (il paradiso è dunque un posto pieno di gente coi capelli sporchi? ndthR). si immagini che cosa potesse accadere quando venivano affrontati argomenti 'scottanti' come il sesso. per questo mi sono sempre sentita un'esclusa, per questo ho cominciato a ribellarmi a tutto. anche a scuola, era sempre la stessa storia. frequentavo un liceo religioso. e avevo sempre qualche commento sarcastico da fare su tutto quello che dicevano i professori".
e gli amici?
"non ne avevo, ero davvero una reietta. la ragazza più popolare della scuola era la figlia del pastore, giocava nella squadra di pallavolo, sono sicura che fosse gay. non so perché, ma mi odiava. moltissimo. io non ero una sportiva nel senso che piaceva agli altri ragazzi, ero una nuotatrice. allora sognavo di andare alle olimpiadi, ma non praticavo giochi di squadra, quelli che in genere ti procurano degli amici. avevo un'amica sola, come me era fuori dai giochi e per questo ci siamo avvicinate. ancora oggi resta l'unica persona con la quale riesco a confidarmi tranquillamente".
perché succedono queste cose a scuola?
"perché essere 'cattivi' con gli altri spesso fa sentire immediatamente meglio con se stessi".
non sente mai il bisogno di sfogarsi interpretando una commedia, facendo ridere il pubblico?
"'il corpo di jennifer' è una commedia, in un certo senso. ma non potrei mai prendere parte a una di quelle classiche commedie romantiche. il problema è che il mio senso dell'umorismo è troppo limitato. come sempre, sarei fuori posto".
intervista di ilaria m. linetti, gioia # 41, 24 ottobre 2009

se i pentecostali (e le altre 'bande') avessero ragione, perché allora il padreterno dovrebbe fabbricare tutte le megan fox del mondo?
THERAPY?
consigliateci un disco da non comprare mai.
"qualsiasi cosa che abbia scritto sopra le parole 'celine' e 'dion'".
dalle microinterviste di luponair, 20 novembre 2009
TERENCE HILL
non ha avuto dubbi a indossare la tonaca?
"no, perché don matteo l'ho plasmato su di me. l'ho reso sportivo, curioso. cerco di essere saggio, nel complesso sono una persona serena. chiesi solo di cambiare titolo: 'don teodoro' non suonava (orrore assoluto, in effetti, ndthR), non me lo sentivo. e ho scelto matteo".
per anni il suo nome è stato affiancato a quello di bud spencer: com'è nato il sodalizio?
"per caso, tutta la mia carriera è stato un 'caso organizzato'. un attore che lavorava sul set di 'il gatto, il cane e la volpe', primo titolo di 'dio perdona, io no', si fece male a un piede litigando con la fidanzata (l'attore era peter martell, aka pietro martellanza, ndthR). il regista giuseppe colizzi corse in italia e manolo bolognini, il fratello di mauro, mi presentò. feci il provino e mi presero, fui scaraventato dall'aereo sul set (in spagna, ad almeria, ndthR). da una cesta tirarono fuori i pantaloni e una camicia, e cominciai a girare".
e con spencer-pedersoli ci fu subito sintonia?
"sì, dopo poche scene. con lui mi trasformo, ha il potere di far emergere un'altra parte di me. mi ricordo ancora una mamma con due bambini: 'quando vado a vedere i vostri film vado sul sicuro, non ho mai avuto brutte sorprese'. erano storie pulite".
aveva poco più di vent'anni quando girò 'il gattopardo'.
"avevo una piccola parte, ricordo la grande calma sul set. visconti era un perfezionista, giravamo due ciak buoni in italiano e due in inglese".
che rapporto ha con i soldi?
"mi fa piacere non doverci pensare, perché ci sono. ma nella mia famiglia se n'è sofferta la mancanza. una volta in america ho perso tutto; avevo affidato i risparmi a un investitore che li fece sparire. mi rivolsi all'avvocato, ero disperato. una truffa enorme in cui era rimasto vittima anche jack nicholson. ho ricominciato da zero".
dove si sente a casa?
"lo sa che non lo so? ma con l'avanzare degli anni sento di più il problema".
intervista di silvia fumarola, la repubblica, 26 dicembre 2009
MARCO TARDELLI
oggi, in quanto a 'essere uomini' nel calcio come siamo messi?
"lasciamo perdere. guardate la fifa, la vergogna di francia-irlanda: puniscono indirettamente il ladro e non risarciscono il derubato. ma che giustizia è? e poi blatter che cambia parere ogni due minuti. non ce la raccontino, col fair-play: è morto, è tutta una commedia".
intervista di maurizio crosetti, la repubblica, 5 dicembre 2009
FERNANDO SAVATER
tra vincere un premio letterario, anche il più prestigioso, e la corsa più importante dell'anno che cosa sceglierebbe?
"una volta intervistai peter o'toole, che è stato anche proprietario di una scuderia. gli chiesi che cosa avrebbe preferito, se aggiudicarsi l'oscar o il derby irlandese. mi rispose: il derby! la penso come lui".
intervista di sebastiano triulzi, la repubblica, 5 dicembre 2009
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Scritto in data 04/01/2010 da thR




